Patrick Zaki sarà scarcerato ma rimane sotto processo

di claudia

Patrick Zaki sarà liberato dal carcere egiziano di Tora dove si trovava da quasi due anni. Lo ha deciso oggi il tribunale di emergenza di Mansoura che però non ha ancora fatto cadere le accuse contro l’attivista e studente dell’Università di Bologna. Zaki, che verrà rilasciato tra stasera e domani secondo fonti a lui vicine, dovrà però ripresentarsi davanti alla corte il primo febbraio prossimo. Anche se lo studente rimane ancora sotto processo secondo Amnesty International Italia questa notizia è “un passo avanti enorme nella direzione della giustizia”.

L’annuncio è stato accolto con un urlo di gioia nel tribunale, dove oggi si è svolta una nuova udienza del processo. Zaki in tribunale si è rivolto alla famiglia e ha detto di stare bene, nonostante le preoccupazioni delle ultime settimane per il suo stato di salute fisico e mentale provato dalla detenzione. Al momento Zaki sarebbe in viaggio verso il Cairo, dove sarà rilasciato, secondo i legali del ragazzo.

Zaki, attivista dell’organizzazione Eipr, Egyptian Initiative for Personal Rights, e studente a Bologna, è stato arrestato il 7 febbraio dell’anno scorso una volta tornato in Egitto dall’Italia per visitare la famiglia. È accusato per la diffusione di false informazioni attraverso tre articoli sulla persecuzione dei cristiani copti in Egitto.

In Italia e all’estero, a seguito della sua detenzione e dei continui rinvii delle udienze a suo carico, la società civile si è mobilitata per chiederne il rilascio con delle campagne guidate in particolar modo da Amnesty. Il portavoce dell’Ong per l’Italia, Riccardo Nuory, durante un sit-in di qualche giorno fa si era detto speranzoso su un possibile rilascio di Zaki: “Potrebbe essere l’udienza decisiva dato che i processi celebrati dai Tribunali di emergenza in Egitto durano poco. Speriamo che al Cairo finalmente un giudice ammetta che Patrick è innocente”. Noury aveva anche ricordato che la sorte di Zaki in Egitto è comune a circa 60.000 prigionieri politici, diverse migliaia dei quelli incarcerati e sotto processo per reati d’opinione. 

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