Oluremi Sonaiya, la professoressa che sfida i poteri forti nigeriani

di Enrico Casale
Oluremi Sonaiya

NigeriaProbabilmente domenica non sarà eletta Presidente della Repubblica, ma Oluremi Sonaiya un piccolo successo l’ha comunque ottenuto. È la prima donna a essersi candidata per la massima carica dello Stato in Nigeria e, nonostante si sia dovuta confrontare con avversari sostenuti da partiti molto più organizzati del suo e con risorse ben superiori alle sue, se l’è giocata fino alla fine a testa alta.

Sessant’anni, studi negli Stati Uniti, riconoscimenti accademici in Francia e in Germania (come la fellowship della Fondazione Alexander von Humboldt), Oluremi è una professoressa che ha insegnato per anni lingua francese e linguistica applicata, ma che ora è andata in pensione.
Oluremi Sonaiya è scesa in campo con idee chiare: lotta senza quartiere ai fondamentalisti di Boko Haram, impegno reale per una più equa redistribuzione delle risorse petrolifere, un programma anticorruzione e una presenza più incisiva delle donne in politica. Istanze che porta avanti da sola, sostenuta dal piccolo e poco influente partito Kowa. E, soprattutto, dovendo farsi spazio in un Paese che non vede di buon occhio l’impegno socio-politico di una donna. Non è un caso che in tutta la Nigeria (che con i suoi 160 milioni di abitanti è il Paese più popoloso dell’Africa) solo sette senatori su 109 sono donne e tutti e 36 i governatori sono uomini.

In un editoriale del giornalista Fisayo Soyombo, ripreso dall’emittente «Al Jazeera», è stata definita «la presidente che la Nigeria non avrà». Troppo forti e troppo ricchi i suoi avversari: il capo di Stato uscente, Goodluck Jonathan, e il suo sfidante Muhammadu Buhari. E troppi i poteri forti che li sostengono e li finanziano: militari, industriali e finanzieri.

Ma lei stoicamente va avanti convinta che «La nostra arretratezza dipende dall’incapacità di scegliere le persone giuste come leader», ma anche che «solo chi conosce i propri diritti può difenderli». Una frase, quest’ultima, che è diventata il suo motto e che suona come un impegno di vita che continuerà anche se, come è probabile, non sarà eletta.

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