Nigeria: domatori di iene

di AFRICA
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Per le strade della città nigeriane può capitare di fare incontri surreali con persone dall’aspetto stravagante, che passeggiano con iene o babbuini al guinzaglio e pitoni attorno al collo. Non c’è motivo di spaventarsi!

La famiglia di Baba Mohammed, originaria di Rinka, un villaggio della Nigeria nord-occidentale, non gode di buona fama. In tanti la ritengono pericolosa e fanno il possibile per starne alla larga. Il motivo? L’aspetto poco rassicurante che ostentano i suoi membri, o meglio l’insolito mestiere che si tramandano da generazioni. Per guadagnarsi da vivere preparano e vendono pozioni magiche, amuleti protettivi, intrugli segreti che promettono di risolvere i problemi di salute e di amore. Ma affiancano al lavoro di “erboristi-stregoni” quello di ammaestratori di animali selvaggi.

Circo ambulante

La gente li chiama Gadawam Kura, che significa “quelli delle iene” perché si sono specializzati nella cattura, allevamento e addomesticamento di esemplari di iena maculata, nota anche come Iena ridens (specie autoctona in declino a causa del bracconaggio e della distruzione del suo habitat). Alcuni cuccioli vengono cresciuti e poi venduti come “animali di compagnia” a qualche ricca famiglia nigeriana. Ma la gran parte delle bestie viene usata per attirare l’attenzione. Le iene, infatti, vengono legate al guinzaglio, dotate di museruola, e scorazzate in giro come fossero normali “animali da passeggio”.

Alla loro vista c’è chi fugge terrorizzato, ma in tanti si avvicinano (non troppo), incuriositi e increduli. Le iene diventano così protagoniste di un insolito spettacolo di strada: agli ordini dei loro domatori si siedono, girano su sé stesse, leccano alcuni spettatori, ridono a comando. Durante lo show si esibiscono anche babbuini e pitoni: tutti animali catturati e ammaestrati dai Gadawam Kura, che portano in giro il loro circo ambulante per i villaggi della Nigeria, ma anche per le periferie delle grandi città come Abuja, Lagos e Kano. Al termine delle esibizioni, il pubblico è invitato a dare un’offerta e a comprare i potenti filtri magici. In pochi hanno il coraggio di andarsene senza lasciare un obolo.

(testo di Matthew Taylor – foto di Pieter Hugo)

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1 commento

Ada Pierantoni 13 Giugno 2020 - 14:11

È una usanza incivile!
Perché non lasciano vivere queste povere bestie nel loro ambiente naturale in libertà, invece di sacrificarle per il loro egoismo? È proprio vero che il peggior animale che esiste, il più malvagio è proprio l’uomo! Non c’è animale al mondo che si salva da lui,purtroppo!

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