Il governo nigeriano ha espresso la sua “profonda preoccupazione” per la recrudescenza dei casi di reclutamento illegale dei suoi cittadini per combattere in conflitti armati all’estero, denunciando “pratiche ingannevoli” che espongono le vittime a gravi rischi per la sicurezza e per la giustizia.
In una dichiarazione ufficiale il ministero degli Affari esteri ha citato i casi di numerosi cittadini nigeriani reclutati con promesse di lavori ben retribuite, posizioni nel settore della sicurezza o opportunità educative. In questi modi diverse persone sono state però inviate in zone di combattimento dopo essere state costrette a firmare contratti militari scritti in lingue straniere, spesso senza assistenza legale. I loro documenti di viaggio sarebbero stati confiscati all’arrivo, mentre intermediari facilitavano il loro viaggio utilizzando visti turistici o non militari.
L’avvertimento della Nigeria riecheggia i risultati del rapporto pubblicato la scorsa settimana dall’organizzazione Impact, intitolato “The business of despair”, che documenta l’entità del fenomeno nel continente africano. L’inchiesta rivela che almeno 1.417 africani sono stati reclutati dal 2023 per combattere a fianco delle forze russe in Ucraina, spesso a seguito di campagne rivolte a giovani in cerca di opportunità economiche o della possibilità di emigrare. Diverse centinaia di loro sarebbero invece già morti al fronte.
In risposta a questa situazione, il governo nigeriano ha avvertito che qualsiasi partecipazione a conflitti armati stranieri al di fuori dei quadri approvati costituisce una violazione delle leggi nazionali e internazionali sulle attività mercenarie e sul reclutamento straniero. Le autorità nigeriane hanno dichiarato di stare collaborando con partner nazionali e internazionali per identificare le reti coinvolte, sensibilizzare l’opinione pubblica e prevenire queste pratiche. Le missioni diplomatiche nigeriane hanno inoltre ricevuto istruzioni di aumentare la vigilanza consolare e fornire consulenza ai cittadini nigeriani all’estero.



