Lo Zimbabwe ha confermato che 15 suoi cittadini sono morti dopo essere stati reclutati per combattere nella guerra tra Russia e Ucraina, mentre le autorità lavorano per rimpatriare altri 66 connazionali. Il ministro dell’Informazione Zhemu Soda ha spiegato ai giornalisti nella capitale Harare che le vittime sono state attirate da reti di reclutamento che si presentavano come agenzie di lavoro e pubblicizzavano offerte sui social media.
Una volta giunti in Russia, secondo il ministro, i suoi connazionali si sono visti confiscare i documenti e sono stati costretti a partecipare ai combattimenti con scarsa o nessuna formazione. In molti casi, ha aggiunto, nemmeno le promesse di retribuzione sono state mantenute.
Il caso si inserisce in un fenomeno più ampio: diversi Paesi africani, tra cui Sudafrica, Kenya e Nigeria, hanno segnalato episodi simili, con cittadini ingannati da offerte di lavoro civili o programmi di studio e poi impiegati al fronte.
Harare, che intrattiene relazioni strette con Mosca, ha avviato operazioni per il rientro dei sopravvissuti e il rimpatrio delle salme, invitando la popolazione a diffidare di offerte di lavoro sospette online, sempre più diffuse e sofisticate.


