Musica africana, quattro dischi consigliati

di Marco Trovato
Tempo di lettura stimato: 3 minuti

a cura di Claudio Agostoni

Shamaī “Burst”  Virgin Records

Il brano è uscito lo scorso 25 novembre, in occasione giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ma il messaggio che veicola è valido tutto l’anno. Burst è un inno alla libertà delle donne di tutto il mondo, con una dedica particolare a quelle del Marocco, la patria dell’autore/interprete del brano. Shamaī, nome d’arte di Hisham Tada, è un cantautore, produttore e artista nato vicino alle montagne dell’Atlante: anima berbera e voce dal sapore internazionale. Zero musica etnica, compensata da afrori pop (produzione di Benny Benassi e del suo BB Team).  Una canzone dedicata alle donne che stanno attraversando momenti difficili, hanno lottato o stanno lottando anche in questi mesi difficili. Ottimo anche il video, qui

Elida Almeida   “Gerasonubo”  Lusafrica

27 anni. Un sorriso mieloso e un’energia solare. E’ la nuova musa della musica capoverdiana. Agli “esperti”, pronti a criticare appena qualcuno fa un passo (di danza) fuori dalla norma, risponde che “anche le creazioni di Cesaria Evora erano diverse dai pezzi “tradizionali”. D’altronde la sua musica è figlia di un arcipelago di marinai, aperta a tutti i venti, permeabile a tutte le influenze, a tutti gli incroci. Quello che la definisce è proprio la sua perenne evoluzione. Non è quindi un caso che le 13 canzoni di Gerasonobu siano state composte durante i suoi tour in giro per il mondo, nel sogno semi-risvegliato di un viaggio aereo a Lisbona (dove risiede), o ad Abidjan… con tutte le ‘influenze’ del caso.

Sidi Tourè  “Afrik Tuon Mè”     Thrill Jockey

Con un lavoro di stampo tradizionale, torna uno dei maestri della musica maliana, vincitore, nel 1984 e 1986, del concorso come miglior cantante alla Biennale nazionale del suo Paese. Per l’occasione sceglie la formula del trio, facendosi accompagnare da ‘signori musicisti’ del calibro di Mamadou Kelly (chitarra) e Boubou Diallo (calabash). Nato a Gao, nella regione di Singhai nel nord del Mali ( per inciso la terra del compianto Ali Farka Touré, ma tra i dfue artisti non c’è parentela alcuna), situata tra il fiume Niger e il deserto del Sahara. Timbuktu dista un paio di centinaia di miglia a est e inevitabilmente, di tanto in tanto, gli echi del “desert blues” dei nomadi Tuareg fanno capolino. Per quanto riguarda il messaggio il titolo dell’album dice tutto “L’Africa deve unirsi”.

Uhuru Republic  “Jungla”   Tempesta jazz

Uhuru è un termine swahili che significa “libertà”.  Uhuru Republic è un collettivo di artisti italiani e africani, mentre il progetto discografico nasce da frequentazioni incrociate tra Africa e Tanzania. Tra gli artisti africani coinvolti Makadem, “il Fela Kuti del Kenya”, il cantante Heri Muziki, Msafiri Zawose dei Chibite e Dbass Ganun. Tra gli italiani FiloQ e Giulietta del collettivo di documentaristi Uovoquadrato, Raffaele Rabaudengo, il dj Alessio Bertallot e il producer Lorenzo BITW. Ne è nata un’intrigante commistione di lingue e strumenti tradizionali, dove spiccano le affinità con il taarab, un genere musicale tradizionale della Tanzania, nato fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX a Zanzibar. La “Repubblica della libertà” ci aspetta…

(Claudio Agostoni)

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