Mali, tutti in piazza per «la vittoria» del M5-Rfp

di Celine Camoin
M5 rfp

Si trasformerà oggi in grande manifestazione per «celebrare la vittoria del Movimento 5 giugno (M5-Rfp) e quella del popolo maliano» il raduno di piazza già programmato dalla piattaforma dell’opposizione e della società civile del Mali.

La «vittoria», così definita ieri sera in conferenza stampa da Choguel Kokalla Maiga, leader del Movimento patriottico per il rinnovamento, nonché uno dei massimi esponenti della piattaforma M5-Rfp, è la caduta del presidente Ibrahim Boubacar Keita (Ibk) e del suo entourage, avvenuta il 18 agosto grazie all’intervento di alcuni militari ammutinati, fondatori della giunta militare battezzata Consiglio nazionale per la salvezza del popolo (Cnsp).

Mentre da Bamako la maggioranza dell’opinione sembra favorevole agli ultimi sviluppi, la comunità internazionale mantiene la linea dura dinanzi a un cambio di regime avvenuto con la forza, seppur senza violenze. I capi di Stato della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) ieri si sono riuniti virtualmente decidendo la sospensione del Mali, la chiusura dei confini e il blocco dei flussi finanziari. La Cedeao aveva lavorato da settimane per trovare una soluzione più morbida alla crisi, a favore di un nuovo governo d’unità nazionale, di una nuova assemblea, ma senza l’uscita di scena forzata di Ibk.

«Non è stato un golpe. Ibk non è stato costretto a dare le dimissioni. Se ha dichiarato di non avere avuto scelta, è stato perché ha visto quanto soffriva il popolo, non perché aveva armi puntate addosso» ha affermato ieri sera in un’intervista telefonica al canale France24 il colonnello Ismael Wague, portavoce del Cnsp. L’interlocutore ha aggiunto che presto sarà costituito un consiglio nazionale di transizione con un presidente di transizione, che sarà scelto tra i militari o tra i civili. «Sarà una transizione più breve possibile, dopodiché torneremo alle nostre normali attività», ha aggiunto.

«Non abbiamo alcun legame con l’M5. Non abbiamo alcun contatto con l’M5. È stato dopo l’azione che siamo stati contattati», ha poi chiarito Wague, precisando che le denunce del movimento riflettevano la verità sullo stato del Paese. In queste ore, continuano i contatti tra i militari e le forze vive per definire il futuro prossimo del Paese.

L’ex ribellione tuareg, in questa crisi, non ha preso posizione ed è rimasta in disparte, osservando l’evolversi della situazione. La preoccupazione, d’ora in poi per i gruppi politico-militari del nordovest, sarà di capire come verranno rispettati gli accordi di pace d’Algeri del 2015, attuati con molta lentezza. Secondo la Deutshe Welle, Fahad Ag Almahmoud, segretario generale del Gatia e presidente della Piattaforma firmataria dell’accordo, si è detto pronto a collaborare con la nuova giunta militare.

Nelle ultime ore, dietro le quinte, secondo alcune fonti concordanti, ci sarebbero trattative in corso con il presidente destituito, destinato all’esilio (si parla di Turchia o Emirati Arabi Uniti). Keita starebbe in particolare negoziando un’uscita di scena per lui e per il suo entourage familiare; lo scoglio principale sembra il destino del figlio Karim Keita, ex deputato, molto vicino al padre e contestato in questi mesi dall’opposizione.

Intanto, i simpatizzanti del M5 giugno festeggiano la liberazione di prigionieri arrestati durante le manifestazioni antigovernative che hanno ritmato l’attualità maliana delle ultime settimane. Il Cnsp, al contrario, ha arrestato il generale Moussa Diawara, finora direttore generale della sicurezza dello Stato.

(Céline Camoin)

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