Lo scisma degli ortodossi russi in Africa

di claudia

di Andrea Spinelli Barrile

Continua l’azione del soft power della Chiesa ortodossa Russa in Africa. A gennaio l’Esarcato patriarcale d’Africa, un esarcato della Chiesa ortodossa russa istituito il 29 dicembre 2021 in aperta contrapposizione al Patriarcato di Alessandria, che sarebbe competente sull’Africa, ha condotto una missione su larga scala in diversi Paesi africani, in alcuni per la prima volta, dove è anche stata officiata messa in lingua russa.

L’agenzia russa Ria Novosti ha intervistato l’esarca patriarcale ad interim dell’Africa, il vescovo Konstantin di Zaraisk, che ha detto che “attualmente abbiamo 218 sacerdoti africani nella nostra lista” di sacerdoti ortodossi che hanno aderito all’esarcato russo. L’esarcato è stato creato dalla Chiesa ortodossa russa in contrapposizione ad Alessandria, quando il patriarca d’Alessandria si disse favorevole al distaccamento della chiesa ortodossa ucraina da quella russa, avvenuto poco prima dell’inizio del conflitto in Europa orientale. Secondo Zaraisk “questa cifra cambierà letteralmente verso l’alto nel prossimo futuro”. I sacerdoti ortodossi russi in Africa “vivono in 17 Paesi dell’Africa e prestano servizio presso comunità di 29 Paesi. Ci sono anche preti russi: sono cinque, vengono mandati dalla Russia. E ci sono più di 200 parrocchie”.

La missione ha riguardato principalmente il Sudafrica, il capo-missione in questo caso è stato proprio Zaraisk, un “Paese liturgicamente organizzato” dove ci sono quattro chiese russe e cinque sacerdoti e dove “ci sono opportunità per lo sviluppo della nostra vita ecclesiale: lì ci sono comunità russe che non ricevono costantemente attenzione pastorale”. Oltre al Sudafrica, dove l’esarca ha evidenziato il passaggio all’ortodossia di molta popolazione bianca di origine boera, la missione è stata in Etiopia, Kenya e Repubblica Centrafricana. Tra le prossime tappe annunciate ci saranno la Nigeria, l’Egitto e la Namibia.

Parlando dei rapporti con il Patriarcato di Alessandria e della tensione nei rapporti con le altre chiese ortodosse, l’esarca russo ha detto che “la tragedia accaduta è già accaduta, ed è colossale: i Patriarchi di Alessandria e Costantinopoli, e dopo di loro il mondo ecclesiastico greco, hanno riconosciuto lo scisma in Ucraina”.

La Russia, inoltre, si apre ai religiosi africani: “Proprio in questo momento, diverse sorelle sono venute e praticano nei monasteri russi” e inoltre “abbiamo diversi chierici monastici che si sono trasferiti alla Chiesa russa; prestano servizio come parroci in Africa. Un altro tema sono i seminaristi: abbiamo più di quaranta seminaristi che studiano in quattro scuole teologiche” dell’Accademia teologica di Mosca, dell’Accademia teologica di San Pietroburgo, del Seminario teologico Nikolo-Ugreshskaya nella regione di Mosca e del Seminario teologico di Tomsk. Tra i seminaristi finora c’è solo un sacerdote, l’archimandrita Zacharias Mulingva.

Parlando delle difficoltà linguistiche per penetrare l’Africa, l’esarca Zaraisk ha detto che sta personalmente migliorando il suo inglese e, in seguito, passerà allo studio del francese, nell’ottica di un’espansione su larga scala della chiesa russa in Africa.

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