Libia – Ritrovata la tomba dei 34 copti trucidati

di Enrico Casale
copti martiri in libia

Le autorità del governo di accordo nazionale della Libia hanno reso noto il il ritrovamento di una fossa comune contenente i resti di 34 cristiani etiopi trucidati nel 2015 da jihadisti affiliati allo Stato islamico. La fossa comune, secondo quanto riferito nei giorni scorsi dal dipartimento di investigazione criminale del ministero degli Interni e rilanciato dall’Agenzia Fides, è stata individuata in un terreno non lontano dalla città costiera di Sirte, in un’area che nel 2015 era sotto il controllo dei gruppi armati jihadisti. Le autorità libiche hanno fatto sapere che i resti mortali dei cristiani trucidati da Daesh saranno rimpatriati in Etiopia, una volta ottemperate le dovute procedure legali nazionali e internazionali.

Nell’aprile 2015, un video diffuso da Furqan Media – accreditatosi a quel tempo come network mediatico di riferimento dello Stato Islamico – aveva mostrato due diversi gruppi di prigionieri presentati come cristiani etiopi mentre venivano massacrati per decapitazione e con colpi di arma da fuoco alla nuca su una spiaggia deserta della Libia. Il video, accompagnato dai soliti slogan contro la «nazione della croce» e corredato con immagini di distruzioni di chiese, icone e tombe cristiane, ripeteva che nelle terre controllate dallo Stato Islamico non ci sarebbe stata salvezza per i cristiani che non si convertivano all’islam o non accettavano di pagare la «tassa di protezione». 

Nel video le vittime venivano presentate come appartenenti alla «ostile Chiesa etiope». I cristiani massacrati erano poveri emigranti etiopi appartenenti alle moltitudini di uomini e donne che si spostavano in Libia per provare a trovare lavoro o per tentare di raggiungere l’Europa, imbarcandosi sui barconi gestiti dalle reti criminali degli scafisti trafficanti di uomini.

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