L’Eritrea sequestra i centri medici cattolici

di Enrico Casale
polizia eritrea

In Eritrea, il governo ha ordinato alla Chiesa cattolica di consegnare alle autorità statali tutti i suoi centri sanitari. All’inizio di questa settimana, funzionari governativi hanno ordinato agli amministratori di ambulatori e centri medici di firmare un documento che sancisce il passaggio di proprietà. Tuttavia, la maggior parte degli amministratori si è rifiutata di firmare e ha chiesto ai funzionari governativi di confrontarsi con le autorità cattoliche. I funzionari hanno allora chiuso i centri sanitari, sgomberandoli dal personale.

Una legge del 1995 prevedeva che tutte le strutture sociali (scuole, centri medici, ecc.) fossero gestite dall’autorità pubblica. La disposizione però è rimasta praticamente inapplicata per anni. Salvo essere stata più volte utilizzata come strumento di pressione sulle confessioni religiose. Così, negli ultimi due anni, sono state chiuse in tempi diversi alcune scuole ad Asmara e otto cliniche cattoliche. Tutte strutture che servivano la povera gente, la maggior parte di esse in zone remote del Paese.

L’azione del governo dei giorni scorsi appare proprio come una ritorsione nei confronti della Chiesa cattolica. Ad aprile, i vescovi cattolici avevano chiesto un processo di riconciliazione nazionale che garantisse la giustizia per tutti. Nella lettera di 30 pagine che avevano scritto sulla scia dell’accordo di pace firmato con l’Etiopia, affermavano che la nazione eritrea dovrebbe compattarsi e superare l’attuale posizione di chiusura. Si invitava il governo a fare riforme che trattenessero le persone dal lasciare il Paese. Probabilmente queste parole non sono state ben accettate dai vertici del regime. Da qui la reazione.

Una reazione che arriva mentre il governo risponde alle critiche presentate nei giorni scorsi da un gruppo di cento scrittori africani.  «La nazione – è scritto nella risposta – sta lavorando seriamente per recuperare il tempo perduto e sta affrontando questioni fondamentali  […] ma saranno gli eritrei a determinare il proprio futuro».  Il governo ha criticato la lettera degli scittori. «In questi decenni difficili – afferma il governo – ci siamo trovati soli e voci africane, ufficiali o meno, brillavano per la loro assenza e per il silenzio assordante». Secondo Asmara l’intento della lettera degli scrittori è quella di destabilizzare l’Eritrea perché spesso «i poteri forti» tendono a usare le voci africane «per far avanzare i loro programmi sovversivi».

«La maggior parte dei firmatari non conosce in prima persona l’Eritrea o non ha mai visitato il Paese – conclude la lettera –. Quando si sfoglia la lista, non c’è un singolo individuo che abbia scritto un singolo articolo sulle situazioni difficili dell’Eritrea in tutti questi decenni. Se questi scrittori hanno un genuino interesse per l’Eritrea, vengano a visitarla».

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