La WhatsApp Girl del Togo

di Diego Fiore
Farida Nabourema
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Farida Nabourema è un’attivista digitale. Sfrutta le potenzialità dei social media per combattere l’oppressione, denunciare i soprusi, promuovere la democrazia. A rischio della propria vita

«Repression make us smarter». La repressione ci ha reso più furbi. A dirlo è una giovane donna, ben vestita, capelli afro, occhiali neri, che sta parlando da un palco all’aperto, sul tetto di una decadente costruzione dalla pianta circolare nel cuore di una zona fieristica semiabbandonata di Accra. La donna si rivolge a una folla eterogenea di persone giunte in Ghana per parlare di digital society.  Il nome della ragazza è Farida Nabourema. È togolese e sta raccontando come è diventata attivista dei diritti umani da quando aveva solo 13 anni e come internet, il web e la digitalizzazione della comunicazione, stiano aiutando lei e gli altri attivisti a portare avanti la loro battaglia nel nome dei principi di libertà e democrazia in cui credono.

Il movimento “Faure Must Go”

Farida è anche scrittrice e blogger e nel 2011 ha cofondato il movimento “Faure Must Go”, che da allora è diventato un segno distintivo della lotta togolese contro il dominio oppressivo di Faure Gnassingbé e della sua famiglia, al potere in Togo da oltre cinquant’anni. Per questa sua opposizione al governo Farida ha dovuto rompere ogni legame con la famiglia, e solo nell’ultimo anno ha cambiato 22 Paesi. «Sono stata anche in Ghana e in Senegal – racconta – ma nessun governo vuole quella che considera un’agitatrice sociale». Oggi è la direttrice esecutiva della Lega civile togolese, un gruppo che mobilita attivisti pro-democrazia, a rischio della propria vita (decine le vittime della repressione, di cui però la stampa non parla). Nabourema utilizza i social media per diffondere la consapevolezza sulle ingiustizie in Togo e mobilitare i suoi coetanei per lottare per il cambiamento. «Come attivista – ci racconta – dobbiamo documentare la nostra lotta e spiegare la storia e questo devono farlo i creativi e utilizzare più piattaforme social e digitali possibili». Una di queste è WhatsApp, quella che le ha fatto guadagnare il soprannome di WhatsApp Girl, ma oggi, spiega, «Whatsapp lo usiamo solo per promuovere e propagandare idee e eventi ma non per organizzarli, il governo sa come bloccarci o infiltrarsi». Ora gli attivisti togolesi usano Telegram Messenger per organizzare gli eventi, un altro tool i cui testi sono fortemente crittografati e possono autodistruggersi. Un ulteriore strumento di comunicazione digitale che aiuta Farida e gli attivisti come lei nella lotta, ci spiega, è Tutanota, un servizio di posta elettronica con crittografia automatica, progettato in Germania, che permette di scambiarsi email sicure.

(Francesca Spinola / Agi)

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