Jacques Bahati ▸ Kivu (Rd Congo), ancora un mese di sangue e terrore

di Pier Maria Mazzola
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132 sono i gruppi armati attivi nei due Kivu. Human Rights Watch e il Congo Research Group hanno creato una mappa online per tenere costantemente aggiornato l’elenco delle persone uccise, rapite, scomparse. Questo il bilancio di aprile. Fino alla data odierna.

La crisi politica nella Repubblica democratica del Congo continua a peggiorare. La costante espansione delle aree fuori controllo del governo ha come effetto la diffusione della violenza e dell’impunità, in particolare nelle province di Tanganyika, Ituri, Kasai, Nord Kivu e Sud Kivu. Si registrano omicidi mirati, ma anche casuali, e uccisioni di massa nel caso della provincia del Kasai, stupri, sequestri a scopo di estorsione, incendi di villaggi, saccheggi e spostamenti interni senza precedenti di persone, la maggior parte delle quali sono, ovviamente, bambini.

Domenica 8 aprile 2018, il parroco di Kitchanga, nel Nord Kivu, don Étienne Nsengiyumva (foto), dopo aver celebrato la messa, stava cenando con gli animatori della comunità cristiana di Kyahemba. Due uomini armati sono entrati in casa e hanno scaricato su di lui molti colpi, ha riferito mons. Louis Nzabanita, vicario generale del vescovo di Goma, in un’intervista a media locali. Gli assassini sono noti, ha detto, e ha invitato i responsabili governativi della provincia a fare il loro lavoro. Esattamente una settimana prima, la domenica di Pasqua, il parroco di Saint-Paul di Karambi, don Célestin Ngango, era stato rapito. Giorni dopo è stato rilasciato dietro pagamento di un riscatto. Entrambi i sacerdoti sono della diocesi cattolica di Goma. Sono solo i casi più recenti di una lunga lista di violenze contro il clero cattolico in tutto il Paese.

Le informazioni sulla morte di don Étienne e sul rapimento di don Célestin hanno circolato localmente e, in certa misura, anche a livello internazionale, ma le storie di molte altre vittime rimangono sconosciute. Sabato 7 aprile, tre contadine provenienti da Kibirizi sono state sequestrate via a Kahumiro, nel distretto di Bwito, nel territorio di Rutshuru, Nord Kivu. Dunia Sapata, 28 anni, è poi stata decapitata, mentre non si ha nessuna notizia delle sue compagne, Bendera Hangi Maiombi, 33 anni, e Kambale Mutoloka Dieubon, 13 anni.

Lunedì 9 aprile, nel villaggio di Lutehe, non lontano da Kibirizi, sono stati rapiti Kambale Mastaki Jean de Dieu, 26 anni, e Kambale Mungumwa Kidumu, 60 anni. Non se ne hanno più notizie. Fonti locali ritengono che potrebbero essere stati presi da una milizia di ribelli hutu ruandesi, la Mai Mai Nyatura, presenti nell’area.

Lo stesso giorno, a Kasoso, sempre nel Nord Kivu, sono stati uccisi cinque ranger del Parco Nazionale Virunga e il loro autista. Sono: Jean de Dieu Byamungu, 25 anni; Barthélemie Kakule Mulewa, 28 anni; Théodore Kasereka 25; Liévin Mumbere Kasumba, 28 anni; Kananwa Sibomana, 22; e l’autista Ila Muranda, 30. Un comunicato stampa dell’amministrazione del Parco, in data del 10 aprile, ha riferito che in vent’anni sono stati uccisi 175 addetti del Parco stesso.

Per mappare la situazione, è nato il Kivu Security Tracker (KST), un progetto congiunto di Human Rights Watch e Congo Research Group, con sede presso il Centro di cooperazione internazionale dell’Università di New York. KST ha documentato che dal gennaio al marzo 2018, sono state uccise 205 persone, 334 rapite e 75 sequestrate a scopo di estorsione solo nel Nord e Sud Kivu. Il bilancio del secondo semestre 2017 è stato, sempre per i due Kivu, di 500 persone uccise e 1000 rapite. Il KST ha identificato 132 gruppi armati attualmente attivi in queste due province e ha mappato le aree in cui operano.

Non si ripeterà mai abbastanza che la soluzione alla crisi della Rd Congo non passa per la violenza. Solo pochi traggono beneficio dalla violenza, mentre la ripresa e la ricostruzione morale sarà lunga e a caro prezzo. Il Congo è ancora lungi dal riaversi dai conflitti che hanno portato alla rimozione di Mobutu Sese Seko. Solo una soluzione politica della crisi farà sì che i passi avanti compiuti non vadano perduti.


Jacques Bahati Ntama, analista politico di Africa Faith and Justice Network (AFJN) a Washington (USA) dal 2007, è originario della Repubblica democratica del Congo. Ha conseguito una laurea in Filosofia (2000) a “La Ruzizi” a Bukavu (Rd Congo), quindi Master of Divinity (2006) e Master of Arts in Ethics (2007) alla Catholic Theological Union di Chicago (Usa).

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