Il Niger sceglie il suo leader

di Marco Trovato
Tempo di lettura stimato: 6 minuti

Il Paese del Sahel, crocevia di migranti, diventato fondamentale per gli equilibri geo-strategici di una regione minata dall’instabilità, va alle urne per scegliere il presidente. Il ritratto dei due candidati che si contendono il potere, le difficili sfide che dovranno affrontare…

di Celine Camoin

Si è chiusa ieri la campagna elettorale per il secondo turno delle elezioni presidenziali in Niger,  dove circa 7,4 milioni di elettori sono chiamati a scegliere, il 21 febbraio, tra il candidato della continuità con l’attuale maggioranza, Mohamed Bazoum, o Mahamane Ousmane, l’ex presidente che rappresenta l’alternanza, con il sostegno di una parte dell’opposizione.

È la prima volta che la Repubblica del Niger assiste a uno scambio di poltrona presidenziale in maniera democratica. Nel 2016, Mahamadou Issoufou è stato rieletto per un secondo mandato consecutivo, ma la sua prima elezione, nel 2011, era stata successiva a uno dei numerosi colpi di Stato che hanno segnato la storia del Niger sin dall’indipendenza dalla Francia, 61 anni fa.

“Cedere il potere nel 2021 a un successore democraticamente eletto (…) sarà il mio più grande risultato”, ha dichiarato il presidente Issoufou, il cui ritiro, senza aver cercato di modificare la Costituzione per restare al potere, come accaduto più volte negli ultimi anni in Africa, è stato salutato sulla scena internazionale.

Entrambi i candidati hanno una lunga carriera nella politica nazionale. Mohamed Bazoum, 60 anni, è uno dei fondatori del Pnds-Tarraya, creato nel 1990, ex deputato, ex ministro degli Esteri, ex ministro di Stato e ex ministro dell’Interno e della Pubblica sicurezza, fino allo scorso giugno. Mahamane Ousmane, 71 anni, è stato il primo presidente democraticamente eletto nel 1993 e gode per questa elezione, se non dell’immagine del vero cambiamento, dell’appoggio strategico del principale rivale dell’attuale maggioranza, Hama Amadou, escluso dalla corsa elettorale a causa di una condanna giudiziaria.

Non sono state segnalati particolari episodi di violenza durante la campagna elettorale, ma più voci si sono alzate per denunciare la strumentalizzazione e politicizzazione dell’amministrazione, le minacce alla sicurezza, l’uso di linguaggio etno-regionalista e razzista. In una recente missiva, un centinaio di intellettuali hanno messo in guardia contro “lo spudorato sfruttamento della miseria e dell’ignoranza delle popolazioni in occasione delle consultazioni elettorali”. Da parte delle associazioni di difesa dei diritti umani, sono giunti nuovi allarmi per un indietreggiamento delle libertà d’espressione e d’opinione. Dopo i risultati del primo turno del 27 dicembre, che hanno visto Bazoum in testa con il 39,66% del voti, l’opposizione ha anche denunciato irregolarità. Complessivamente, tuttavia, è in un clima piuttosto disteso che si tornerà alle urne domenica.

Nella capitale Niamey e nel resto del Paese, i cittadini si preparano al ballottaggio. “Abbiamo chiesto a tutti di rispettare le misure  per lottare contro la propagazione del coronavirus, e chiesto alla Commissione elettorale di fornire prodotti di lavaggio per le mani. Siamo incoraggiati da una diminuzione dei casi e anche delle richieste di test”, ha detto a InfoAfrica il ministro della Sanità, Ahmet Botto. “Seguiamo la dinamica globale della vaccinazione con l’auspicio di poter iniziare, probabilmente a fine marzo, la vaccinazione dei nostri cittadini, con i mezzi economici a nostra disposizione e con l’aiuto della comunità internazionale”.

Istruzione, pace, sviluppo e migliori condizioni di vita, rispetto delle libertà individuali e lotta alla corruzione sono le aspirazioni dei nigerini in procinto di votare per il prossimo capo dello Stato.

La priorità del favorito Bazoum

Il candidato della “continuità”, Mohamed Bazoum, è fiducioso. Crede nella logica del sostegno della maggioranza, che assegna al suo partito, il Partito nigerino per la democrazia e il socialismo (Pnds-Tarraya) 80 seggi in Parlamento e la maggioranza dei rappresentanti nelle amministrazioni locali. Al primo turno Bazoum è arrivato in testa con il 39,66% dei voti.  A 60 anni, il fedele collaboratore del presidente uscente Mahamadou Issoufou, con il quale fondò il Pnds nel 1991, affronterà al ballottaggio delle presidenziali di domenica 21 febbraio l’avversario Mahamane Ousmane, un altro noto esponente della scena politica nigerina, primo presidente democraticamente eletto nel 1993.

Bazoum ha posto l’istruzione in cima alle priorità del suo programma. Entro cinque anni, promette, il Niger  registrerà un aumento dell’aspettativa di scolarizzazione, anche se far cambiare le statistiche sull’istruzione è un obiettivo che si vedrà solo a lungo termine. “Il grande malato, in Niger, è la scuola” ha detto l’ex studente di filosofia dell’Università Cheikh Anta Diop di Dakar, diventato docente di filosofia al liceo di Zinder e successivamente membro del sindacato degli insegnanti e uno dei leader dell’Unione sindacale nigerina, prima di imboccare la via della politica.

A sinistra, Mohamed Bazoum; a destra, Mahamane Ousmane

Il Niger ha il risultato peggiore circa la durata della scolarizzazione e ha un numero altissimo di adulti analfabeti: questi criteri tirano sempre verso il basso il Niger nell’indice dello sviluppo umano dell’Undp”, ha sottolineato Bazoum in una recente intervista al canale Africa24Tv, nella trasmissione Le Talk. Ai telespettatori, Bazoum ha ricordato che sotto la colonizzazione francese, il Niger era un territorio militare, una colonia speciale, dove non c’erano scuole, contrariamente ad altri territori come ad esempio il Senegal.

Tracciando un breve bilancio degli ultimi anni del Niger sotto la guida del Pnds, il candidato Bazoum ha citato un relativo equilibrio nonostante scenari difficili alle porte: quello della Libia, territorio senza Stato, le frontiere con il Bacino del Lago Ciad, dove imperversano terroristi di Boko Haram e affiliati, e il Mali. “Il problema del Niger e del Burkina Faso dipende dal Mali” ha affermato Bazoum, riferendosi ai santuari dei movimenti jihadisti, “che non hanno il Niger nella propria agenda”. “Dobbiamo porre l’accento sulla sicurezza interna – ha detto  –  i terroristi che agiscono alle nostre frontiere non sono nigerini, e noi dobbiamo cercare la formula per proteggere i nostri cittadini”.

Il colore rosa del Pnds-Tarraya ha percorso i vasti spazi del Niger, dall’estremo sudest dal quale è originario Bazoum  – è originario della regione di Diffa in una comunità araba minoritaria  – fino al deserto del nord.

L’appuntamento di domenica dirà se la logica della maggioranza vincerà sull’alternanza. Di fatto, l’esclusione del più agguerrito esponente dell’opposizione, Hama Amadou, già presidente dell’Assemblea nazionale e due volte primo ministro, arrivato secondo alle presidenziali del 2016, ha favorito il candidato del Pnds. Amadou è stato condannato per importazione in Niger di bambini concepiti in Nigeria e la cui maternità attribuita non corrisponde a quella biologica. Una vicenda controversa, che Amadou considera politicamente motivata per scartarlo dalla corsa alle elezioni. L’oppositore Amadou sostiene il candidato Ousmane contro Bazoum. Accuse di brogli e irregolarità sono state mosse dopo il primo turno dall’opposizione contro la maggioranza.

Riflettori sullo sfidante

È l’outsider al secondo turno delle elezioni presidenziali in programma il 21 febbraio, ma è un pioniere della scena politica nigerina: Mahamane Ousmane, 71 anni appena compiuti, è stato il primo presidente democraticamente eletto del Niger. Nel 1993, a due anni dalla Conferenza nazionale che segnò l’apertura del panorama politico al multipartitismo, sotto la guida del generale Ali Saibou, Ousmane vinse le elezioni con l’appoggio dell’Alleanza delle forze per il cambiamento, contro Mamadou Tandja, che avrebbe successivamente occupato la sua poltrona. “Arrivato al potere in un contesto di crisi sfaccettate – movimenti di scioperi ricorrenti di scolari e lavoratori, ribellioni armate, crisi all’interno della coalizione dei partiti politici al potere – il presidente Mahamane è comunque riuscito a salvaguardare l’essenziale: pace sociale, libertà di espressione e opinione; in breve, la democrazia”, si legge nella sua biografia ufficiale. Sotto il suo mandato furono firmati a Niamey, nel 1995, importanti accordi di pace con la ribellione tuareg.

Nel 1996, Ousmane fu rovesciato da un golpe militare. Il colonnello Ibrahim Baré Mainassara, capo di stato maggiore dell’esercito, annunciò lo scioglimento del parlamento, la sospensione dei partiti politici e l’istituzione di un consiglio nazionale di salvezza. Giustificò la sua azione con la necessità di porre fine alla crisi istituzionale nata dal conflitto tra il presidente e il primo ministro dell’esecutivo di coabitazione, Hama Amadou, l’attuale capofila dell’opposizione, escluso dalla corsa elettorale a causa di una condanna giudiziaria.

Amadou, avversario più agguerrito dell’attuale maggioranza, sostiene Ousmane nella gara contro il favorito Mohamed Bazoum, esponente di spicco e uno dei fondatori del Pnds-Tarraya (Partito nigerino per la democrazia e il socialismo) e delfino del presidente uscente Mahamadou Issoufou, che lascia il potere dopo i due mandati possibili previsti dalla costituzione.

Arrivato secondo al primo turno del 27 dicembre con il 16,98% delle preferenze, Ousmane, leader del Rinnovamento democratico e repubblicano (Rdr-Tchanji), conta in realtà sull’appoggio di vari partiti raggruppati nella Coalizione per l’alternanza politica Cap20-21. Ma non ha ottenuto i favori del candidato arrivato terzo Seini Oumarou, né del candidato arrivato quarto Albadé Abouba, che rispettivamente hanno ottenuto il 9 e il 7% dei consenti al primo turno. Voci non ufficiali dicono che i due sarebbero stati tentati da promesse di portafogli nella prossima amministrazione e che avrebbero fatto la scelta di schierarsi con il candidato con più possibilità di vittoria: Bazoum.

Il messaggio di campagna elettorale di Ousmane, un economista e ingegnere statistico che ha servito lunghi anni nella pubblica amministrazione,  ruota attorno alle cosiddette “7E”, ovvero sette priorità che in francese si riferiscono a Eau (acqua), Education (istruzione), Emploi (occupazione), Energie (energia), Environnement (ambiente), Equipement (infrastrutture), Equité (equità).  L’ex presidente sostiene di poter vincere contro Bazoum con la promessa di “salvare il Niger” da scelte di governo errate e di procedere a un “cambiamento verso l’equità”. La lunga carriera politica di Ousmane non giova molto in realtà all’immagine di un candidato del cambiamento. L’outsider, oltre ad essere già stato presidente, è stato per quasi dieci anni presidente dell’Assemblea nazionale (1999-2009) e dal 2006 presiede il parlamento della Comunità economica dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao). È la sesta volta che si candida all’elezione per la massima carica dello Stato.

(Celine Camoin)

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