Il Mali sempre isolato e sempre più instabile

di Marco Trovato
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Due colpi di stato in nove mesi. L’isolamento internazionale deciso dell’Unione Africana e dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale. Non si arresta la parabola del Mali, cuore ferito del Sahel, alle prese con le violenze delle milizie jihadiste che controllano metà del territorio e con un difficile processo di pacificazione che fatica a decollare.

L’Unione africana (Ua) ha sospeso il Mali con effetto immediato dalla partecipazione a tutte le proprie attività dopo il nuovo colpo di stato militare che ha portato alla destituzione del  presidente ad interim Bah Ndaw e del primo ministro Moctar Ouane. Lo ha reso noto la stessa Unione con un comunicato pubblicato nella tarda serata di ieri.

La decisione, presa dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana, ha fatto seguito a quella della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) che aveva sospeso il Mali lunedì 31 maggio. L’Unione si è detta “profondamente preoccupata per l’evolversi della situazione in Mali e per il suo impatto negativo sui risultati ottenuti finora nel processo di transizione nel Paese”. Per questo motivo ha esortato l’esercito maliano ad “astenersi da ulteriori interferenze nei processi politici in Mali”.

Da tempo gran parte del territorio è sfuggito al controllo dell’esercito, le violenze di gruppi ribelli di ispirazione jihadista sono quotidiane e fatica a decollare il tentativo di pacificazione. Anzi, l’instabilità a Bamako fa il gioco di chi punta a indebolire il potere centrale di Bamako.

La piattaforma Cma, che rivendica l’autonomia dei territori settentrionali dell’Azawad si è espressa sulla situazione socio-politica in Mali in seguito alla destituzione del presidente della transizione Bah N’Daw e del suo primo ministro Moctar Ouane da parte della giunta militare.

Il Cma ha anche riferito di considerare il deterioramento della situazione politica maliana come un effetto del ritardo nell’attuazione delle riforme previste dall’Accordo per la pace e la riconciliazione siglato tra indipendentisti e governo di Bamako. Alcuni osservatori temono che gli ultimi sviluppi a Bamako possano in qualche modo riaccendere la miccia della ribellione delle minoranze tuareg e arabe del nord.

Nel frattempo non accenna a diminuire l’intensità degli scontri armati e il numero degli agguati ai danni di civili e militari. Nella giornata di ieri le forze di pace delle Nazioni Unite in Mali (Minusma) hanno subito e respinto un attacco armato al proprio campo nei pressi di Aguelhok, nella regione nord orientale di Kidal. Lo si apprende da una nota della stessa missione di pace.

Il Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, El-Ghassim Wane, ha condannato fermamente l’attacco, che segue una serie di altri attacchi simili contro le forze di pace nella regione. Wane ha ribadito poi l’impegno della Minusma “a svolgere il suo mandato per sostenere la sicurezza e la stabilizzazione del Mali”.

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