Il grido di libertà dei giovani marocchini

di claudia
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Oggi vi presentiamo “Casablanca Beats” di Nabil Ayouch, il primo film marocchino ad aver fatto parte della competizione ufficiale nella storia del Festival di Cannes. A metà fra documentario e fiction, l’opera ha il pregio di soffermarsi e far emergere una gioventù marocchina desiderosa di esprimersi e di far sentire la propria voce

di Annamaria Gallone

Ancora un film africano che ho visto al Festival di Cannes: Casablanca Beats di Nabil Ayouch, primo film marocchino in competizione ufficiale nella storia del Festival. Si tratta di una docu-fiction molto vicina alla realtà, poiché i giovani protagonisti del film interpretano sé stessi.

Anas (Anas Basbousi) si reca a Seidi Moumen, un quartiere di Casablanca, per insegnare in una particolare Accademia d’Arte, la Positive School, dove si praticano soprattutto il canto e la danza. I ragazzi provengono da diversi strati sociali e hanno caratteri diversi, ma sono tutti desiderosi di esprimersi, anche se le famiglie, tutte musulmane, spesso non apprezzano le esibizioni di rap e tentano, anche ricorrendo alla violenza, di vietarle. Il maestro, però, insiste perché i ragazzi trovino il coraggio di esprimersi, non tanto su argomenti generici, molto sfruttati, ma su temi personali, sui problemi che più stanno loro a cuore. E i ragazzi rispondono, chi più audacemente, chi con una timidezza difficile da superare. Le loro voci si fanno sempre più chiare e forti (non a caso il titolo francese del film è Haut et fort ), le parole, che rivelano sofferenza e bisogno di libertà, escono spontanee e intense.

È’ chiaro che lo scopo di Anas non è tanto quello di dare ai suoi allievi una formazione musicale di rapper, quanto piuttosto di formare persone consapevoli, rafforzate dal reciproco confronto. Sono soprattutto le donne ad impegnarsi in un processo di sofferta ricerca di libertà. Il film è pieno di colori (come primo gesto il maestro dipinge murales sulle pareti dell’aula),di volti di adolescenti, ragazze con o senza velo, primissimi piani che rivelano emozioni profonde.

Nabil Ayouch è un regista affermato, noto per i suoi film impegnati e coraggiosi: basti pensare a Much loved, presentato al Festival di Cannes 2019, un film in cui lascia parlare le donne, per trattare della questione della prostituzione nel suo paese, ma in realtà per affrontare il rapporto uomo-donna, attirando i fulmini dei censori, per sé e per le attrici, in uno dei Paesi musulmani più liberali e riformisti. Film per il quale è stato minacciato di morte.

Casablanca Beats può sembrare un film leggero a confronto, ma anche se apparentemente non drammatico, è molto profondo nell’analisi della gioventù marocchina oggi.

L’autrice dell’articolo, Annamaria Gallone, tra le massime esperte di cinema africano, terrà a Milano il 16 e 17 Ottobre 2021 il seminario “Schermi d’Africa” dedicato alla cinematografia africana. Per il programma e le iscrizioni clicca qui

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