I rifugiati scendono in campo a Rio de Janeiro

di Enrico Casale
Popole Misenga
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

il team di rifugiati a Rio Una patria ce l’hanno, ma hanno dovuto lasciarla. Chi per fuggire a una guerra. Chi per non subire violenze. Chi perché oppresso da dittatori. All’estero hanno provato la durezza dei campi profughi. L’emarginazione delle comunità locali. La frustrazione di vite vissute nell’attesa di un ritorno. Ma le Olimpiadi daranno loro una opportunità. Il Comitato olimpico ha infatti deciso che i rifugiati potranno competere in una squadra allestita ad hoc. Il team sarà composto da dieci atleti. Ci sono due siriani nel nuoto: un uomo, Rami Anis e una donna, Yusra Mardini. Cinque del Sudan del Sud nell’atletica: Yiech Pur Biel, James Nyang Chiengjiek, Paulo Amotun Lokoro (uomini) e Anjelina Nada Lohalith e Rose Nathike Lokonyen (donne). Due della Repubblica Democratica del Congo nel judo: un uomo, Popole Misenga e una donna, Yolande Bukasa Mabika. Un etiope nell’atletica: Yonas Kinde. Saranno 10 accompagnati da 12 fra dirigenti, allenatori e medici. Li guiderà Tegla Loroupe, la grande maratoneta del passato, che in questi anni si è battuta per i diritti dei rifugiati e per loro ha creato anche un camp in Kenya.

olimpiadiI loro nomi sono stati selezionati fra 43 candidati e, nella cerimonia che il prossimo 5 agosto segnerà l’inizio dell’Olimpiade di Rio, la loro formazione sfilerà nello stadio Maracanà prima del Brasile padrone di casa. «Questi rifugiati . Ha detto Thomas Bach, il Presidente del Comitato Olimpico – non hanno casa, non hanno una squadra né una bandiera o un inno. Noi offriremo loro una casa nel villaggio olimpico, insieme a tutti gli altri atleti del mondo. E per loro sarà suonato l’inno olimpico, mentre la bandiera delle Olimpiadi sventolerà negli Stati per rappresentarli. Questo sarà un segnale di speranza per tutti i rifugiati del mondo, e farà capire ancora meglio al pianeta la portata enorme delle crisi dei rifugiati»

La partecipazione di un team formato da rifugiati è un evento storico. Bach ha ringraziato i cinque comitati olimpici di Germania, Brasile, Belgio, Lussemburgo e Kenya, che ospitano questi atleti e li aiutano a inserirsi nel tessuto sociale dei loro Paesi. «È un esempio importante di integrazione – ha sottolineato – un messaggio importante alla comunità internazionale. Sono fiero di questo programma: gli atleti non saranno solo aiutati per questi Giochi ma anche negli anni futuri. Sono stati scelti dopo processi di selezione e a Rio sfileranno subito prima del Brasile».

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