Gli eritrei: «L’Onu liberi i nostri connazionali in Libia»

di Enrico Casale
eritrei in libia

Centinaia di eritrei hanno manifestato fuori dal quartier generale delle Nazioni Unite chiedendo il rilascio dei loro connazionali ancora rinchiusi nelle carceri libiche. Migliaia di africani, compresi molti eritrei che continuano a fuggire dal loro Paese, si trovano imbottigliati in Libia. Dopo aver percorso centinaia di chilometri a piedi o con mezzi di fortuna, vengono imprigionati in terribili campi di detenzione sotto il controllo delle milizie che rispondono ai governi di Tripoli o di Bengasi. Molti di essi inviano chiamate di aiuto sui telefoni cellulari ai loro familiari rifugiati in Europa. E le famiglie, quando possono, inviano loro i fondi per pagare il riscatto e farli fuggire.

«Ho parlato con alcuni migranti eritrei tre settimane fa. Erano stati catturati dalle milizie. Non ho idea di cosa sia stato fatto loro successivamente», afferma ai microfoni di Rfi, Tewodros Eyasu. Questo ex rifugiato eritreo, ora in Svizzera, deplora l’inazione della comunità internazionale. A suo parere non esiste la volontà di evacuare i migranti dalla Libia pur sapendo che gran parte di essi vengono torturati dalle milizie.

Questa posizione è condivisa da Zewdi Tesfa Mariam. Anche lei di origine eritrea, afferma di aver ricevuto decine di terribili video inviati dai compatrioti prigionieri. «Ci sentiamo impotenti. Che cosa possiamo fare quando vediamo immagini di connazionali imprigionati e torturati? Che cosa possiamo dire di fronte a questa tragedia? L’Europa vive con campi di concentramenti a poche centinaia di chilometri dalle sue coste. Come può accettarlo?», dice Zewdi.

Simone è tra quelli che sono riusciti a fuggire dalla morsa delle milizie libiche in cambio di un riscatto. «Siamo stati nelle loro mani per quasi un mese e mezzo. Eravamo nel mezzo del Sahara, senza nulla. Un bicchiere d’acqua al giorno. Non ho parole per spiegare la situazione che si vive in quei luoghi», osserva.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), gli eritrei sono tra quelli che hanno le maggiori probabilità di morire durante la traversata del Mediterraneo anche perché, a causa della loro fede e della loro storia, sono quelli che subiscono il maggior numero di abusi rispetto agli altri migranti.

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