Elezioni in Egitto, secondo il premier “un passo fondamentale”

di claudia
Mostafa Madbouly

“Le elezioni parlamentari rappresentano un passo fondamentale per rafforzare la stabilità e la partecipazione politica nel nostro Paese”, ha dichiarato il primo ministro Mostafa Madbouly in occasione dell’apertura delle urne avvenuta ieri. Il premier ha sottolineato che “il governo garantirà il pieno svolgimento del processo elettorale in un clima di sicurezza e trasparenza”.

Le elezioni legislative si sono aperte ieri in Egitto, quasi due anni dopo la rielezione del presidente Abdel Fattah al-Sisi per un terzo e ultimo mandato di sei anni, come previsto dalla Costituzione. Il voto, suddiviso in più fasi, proseguirà per oltre cinque settimane e porterà all’elezione dei membri della Camera dei rappresentanti.

Come nota Reuters, sebbene sulla carta il campo politico appaia affollato, con numerosi simboli e liste in competizione, la maggior parte dei partiti in corsa condivide posizioni sostanzialmente allineate al presidente al-Sisi. La competizione si svolge infatti in un contesto di scarsa partecipazione e consenso diffuso verso il capo dello Stato.

Quasi metà dei seggi è assegnata attraverso liste chiuse di partito, ma in questa tornata solo una lista è riuscita a entrare in lizza, garantendo la maggior parte dei posti a tre formazioni filo-governative. Ciò significa che molti candidati erano praticamente certi dell’elezione già prima dell’apertura delle urne.

Diversi esponenti dell’opposizione – sia islamisti ultraconservatori sia esponenti di sinistra – sono stati esclusi per una nuova interpretazione dei requisiti di servizio militare, mentre costi di campagna e obblighi medici hanno impedito ad altri di candidarsi. Critici e osservatori sostengono che queste restrizioni, unite a difficoltà economiche diffuse, abbiano accentuato l’apatia degli elettori: la partecipazione alle elezioni della Camera alta, tenute in estate, è stata di poco superiore al 17%.

Le autorità difendono il sistema, sottolineando che le liste assicurano una rappresentanza più ampia per donne e minoranze. La State Information Service, che coordina i rapporti con i media stranieri, non ha risposto a richieste di commento.

Tra i principali protagonisti della competizione figura il National Front Party, fondato lo scorso anno e composto da uomini d’affari e ex ministri. Il suo cofondatore Diaa Rashwan – che dirige anche la State Information Service – ha descritto la formazione come una “entità unificante”, né di opposizione né schierata, aperta a più sensibilità. Accanto ad essa, restano in corsa il Nation’s Future Party, tradizionalmente vicino all’agenda di Sisi ma in calo di consensi, e gli Homeland Defenders, partito di ex ufficiali nato nel 2013 e impegnato, secondo il portavoce Amr Suleiman, a sostenere “una visione di sviluppo di lungo periodo in linea con la leadership dello Stato”.

Secondo l’analista Timothy Kaldas del Tahrir Institute for Middle East Policy, citato da Reuters, la frammentazione tra partiti lealisti serve a “centralizzare ulteriormente il potere ed evitare la nascita di centri alternativi di influenza”.

Le formazioni di opposizione si trovano così di fronte a un bivio: unirsi alle liste pro-governative o rischiare l’esclusione. Il Partito socialdemocratico ha scelto di partecipare, convinto che “esista ancora spazio per incidere in parlamento”, ha dichiarato la deputata Maha Abdel Nasser. Al contrario, il Partito della Costituzione, fondato nel 2012 dal premio Nobel Mohamed ElBaradei, ha preferito correre in alleanza con il Partito conservatore per i seggi individuali, in una campagna definita dalla portavoce Mariam Farouk come “una battaglia in salita contro il denaro politico e l’indifferenza degli elettori”. 

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