Ebola a Nairobi, il virus in Kenya è fuori dalla “bolla”

di Tommaso Meo
Risposta all'ebola in Rd Congo

Morto il paziente zero arrivato dalla Rd Congo: scatta il tracciamento dei contatti e l’allerta sanitaria in tutto il Paese

di Andrea Spinelli Barrile

Il decesso del primo paziente affetto da virus Ebola nella storia del Kenya, registrato martedì mattina al Nairobi hospital della capitale keniana, segna un brusco arretramento nella risposta sanitaria regionale all’epidemia in corso nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) dal 15 maggio.

È proprio la storia di come il virus è arrivato a Nairobi a mostrare quanto la diffusione di questo virus, che è mortale, possa sfuggire a ogni controllo: il paziente deceduto al Nairobi hospital era un cittadino kenyano che viveva in Rdc da diversi anni, rientrato proprio da quel Paese, transitando via terra, da Beni, attraverso l’Uganda. L’uomo, secondo le ricostruzioni ufficiali del governo keniano, si sarebbe ammalato circa un mese fa e sarebbe stato curato in diversi ospedali della Rdc, prima di andarsene. Arrivato in Uganda avrebbe raggiunto Entebbe, da dove ha preso un volo, un piccolo aereo della Jumbojet, atterrato il 3 ottobre all’aeroporto Kenyatta di Nairobi con a bordo altri 23 passeggeri, più staff ed equipaggio. Un dettaglio, questo del volo, che rivela come questo paziente zero keniano non fosse ricco ma avesse sicuramente una discreta capacità di spesa. Non è chiaro come l’uomo sarebbe riuscito ad uscire dall’ospedale in Rdc e andarsene, attraversare due confini e tornarsene a Nairobi.

All’arrivo al Nairobi Hospital, dove è stato portato da un parente appena uscito dall’aeroporto, il paziente presentava tutti i sintomi caratteristici da febbre emorragica: temperatura alta, brividi, forte affaticamento, debolezza, dolori muscolari, difficoltà a deglutire, mal di gola e soprattutto sanguinamento. Le controanalisi hanno dato esito positivo e il medico che lo ha preso in carico ha disposto l’isolamento dell’uomo, che tuttavia è morto nella serata di lunedì. Il suo corpo è stato sepolto ieri pomeriggio.

Il virus a Nairobi

Attualmente, le autorità sanitarie del Kenya e il personale dell’ospedale di Nairobi hanno isolato e messo sotto sorveglianza attiva oltre 40 contatti stretti, suddivisi tra personale medico-infermieristico del reparto in cui il paziente è stato inizialmente visitato, familiari e compagni di viaggio lungo la tratta terrestre. Il ministero ha tuttavia fatto sapere di non essere ancora stato in grado di rintracciare i 23 passeggeri e i membri di equipaggio e staff del Jumbojet con cui l’uomo ha viaggiato dall’Uganda, sabato scorso. Inoltre, il governo, convocato in una riunione d’emergenza dal presidente del Kenya William Ruto martedì sera, ha deciso di rafforzare il livello di allerta ai valichi di frontiera occidentali (in particolare Busia e Malaba, al confine ugandese) e al Jomo Kenyatta international airport (Jkia), con screening termico obbligatorio e dichiarazioni di viaggio per chi proviene dai Paesi dell’Africa centrale e dai Grandi Laghi.

In città, le misure sono invece lasciate per ora al buon senso: in alcuni alberghi di Nairobi, gli ospiti sono stati invitati stamattina a rispondere a questionari piuttosto puntuali, e alcuni a sottoporsi agli screening se manifestavano anche solo dei lievi sintomi, e in generale il livello di attenzione sembra essere alto ma senza panico. Ieri mattina, il ministero della Salute ha fatto sapere di avere già sottoposto a screening oltre 650.000 viaggiatori e di avere già analizzato 267 campioni in cinque diversi laboratori e «solo un test è risultato positivo». Tuttavia, su questo unico test positivo, non sono state dettagliate ulteriori informazioni.

Il presidente Ruto ha fatto sapere di avere incaricato una squadra interagenzia di rintracciare tutte le persone che potrebbero essere state esposte al virus. Il Paese ha inoltre individuato cinque strutture sanitarie, per un totale di 241 posti letto di isolamento, per la gestione dei pazienti, e sta lavorando per aumentare la capacità. I sintomi dell’Ebola possono comparire da 2 a 21 giorni dopo l’esposizione e possono includere febbre, affaticamento, mal di testa, dolori muscolari, vomito e diarrea; nei casi più gravi possono verificarsi emorragie.

«L’Oms sta supportando i governi di Kenya, Repubblica democratica del Congo e Uganda nel tracciamento dei contatti, nella sorveglianza, nello screening e in altre misure di risposta per identificare rapidamente i potenziali casi e prevenire un’ulteriore diffusione del virus», si legge in una dichiarazione del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha esortato gli altri Paesi a non limitare i viaggi o gli scambi commerciali con il Kenya e gli altri Paesi colpiti, sulla base delle informazioni attualmente disponibili: «Continuiamo a monitorare attentamente e, ove necessario, a verificare le misure relative ai viaggi e agli scambi commerciali in relazione a questa epidemia».

Cosa non torna in questa storia

Quello che non torna in questa vicenda, dopo cinque mesi di epidemia dichiarata, è come sia stato possibile per un malato di Ebola uscire dalla struttura sanitaria dove era ricoverato e viaggiare per tre Paesi senza essere fermato. Il governo del Kenya ha fornito, nelle sue comunicazioni, dettagli molto precisi persino sul modello di auto che ha trasportato l’uomo dall’aeroporto di Nairobi all’ospedale, ma ha omesso precisazioni importanti, come sul test di tracciamento positivo menzionato ma non approfondito o mancando di chiarire come l’uomo sia riuscito a superare gli screening aeroportuali in entrata.

Come ha detto il direttore generale dell’Africa CDC, Jean Kaseya, in un’intervista all’Associated Press, tutte le parti interessate devono chiedersi come sia stato possibile che un uomo già malato abbia potuto spostarsi in auto e in aereo in così tanti luoghi senza che nessuno se ne accorgesse.

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