Cresce l’allarme internazionale per la guerra in Tigray

di Valentina Milani

In Etiopia, le forze del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) hanno lanciato un’ampia offensiva contro il governo federale rompendo l’accordo di pace del 2022, un’escalation che ha spinto gli abitanti della regione a fare scorte di viveri e contanti nel timore di un ritorno alla guerra totale, mentre i leader tigrini affrontano una profonda spaccatura interna pur avendo stretto nuove alleanze sul campo.

I combattimenti, secondo quanto riportano le agenzie locali e internazionali, hanno portato alla presa di tre aeroporti locali da parte dei tigrini e all’attacco di posizioni federali nelle vicine regioni di Afar e Amhara. In risposta all’avanzata delle milizie, le autorità hanno sospeso i voli verso Lalibela, nota città santa famosa per le sue chiese scavate nella roccia. A Macallè, capoluogo della regione, le truppe tigrine pattugliano le strade mentre i droni sorvolano l’area, spingendo la popolazione a fare scorta di beni di prima necessità e a prelevare contanti nel timore di un blocco delle forniture analogo a quello subito durante il devastante conflitto tra il 2020 e il 2022.

Se da un lato il Tplf si presenta rinforzato da un’alleanza stipulata con sei gruppi armati etiopi (tra cui il Movimento nazionale Fano dell’Amhara, ex rivale durante la precedente guerra) per rovesciare il primo ministro Abiy Ahmed, dall’altro la coesione interna appare fortemente compromessa. A differenza del 2020, quando la popolazione era unita nella difesa della regione, oggi il Tigray si trova diviso tra proteste per le difficili condizioni economiche e l’opposizione al reclutamento forzato. La frattura interna è culminata con l’arresto da parte di uomini armati di quattro veterani militari contrari al nuovo conflitto, tra cui Tadesse Werede, comandante in capo delle forze tigrine durante la guerra precedente.

Il governo federale ha accusato il Tplf di un attacco premeditato contro infrastrutture civili, sostenendo di aver respinto l’offensiva infliggendo 272 vittime tra gli assalitori, mentre le leadership tigrine affermano di aver intrapreso una guerra “difensiva” per rispondere alle incursioni e ai raid condotti dalle forze di Addis Abeba.

L’Unione europea ha espresso “grave preoccupazione” per il deterioramento della situazione di sicurezza in Etiopia e per la recente alleanza tra sette gruppi armati, mentre le Nazioni Unite hanno avvertito del rischio che l’escalation possa estendersi al resto del Corno d’Africa. L’alleanza, che riunisce tra gli altri il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), l’Amhara Fano National Movement e l’Oromo Liberation Army, ha dichiarato di voler rovesciare il governo del premier Abiy Ahmed.

L’Ue ha chiesto un’immediata de-escalation e il rispetto dell’Accordo di Pretoria del 2022, che aveva posto fine alla guerra nel Tigray. Il portavoce del segretario generale dell’Onu, Stephane Dujarric, ha espresso preoccupazione per la formazione della nuova coalizione, le tensioni crescenti e le notizie di attacchi con droni, invitando tutte le parti a evitare azioni o dichiarazioni che possano aggravare la situazione.

L’escalation arriva dopo mesi di tensioni tra Addis Abeba e il Tplf e in un contesto regionale segnato dalla guerra in Sudan e dai rapporti deteriorati tra Etiopia ed Eritrea. Il governo etiope ha accusato Asmara di sostenere finanziariamente i gruppi dell’alleanza, accusa ripetutamente respinta dall’Eritrea.

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