Comore | Gas lacrimogeni nelle moschee

di Enrico Casale
Comore moschea Moroni
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Nelle isole Comore, le forze di sicurezza hanno impiegato i gas lacrimogeni per disperdere le persone che si erano radunate nelle moschee (nella foto la moschea di Moroni), in violazione delle norme di lockdown imposte per limitare la diffusione del coronavirus. Il caso più grave, condannato aspramente dall’opposizione, è accaduto nell’isola di Anjouan sabato sera.

Sebbene l’arcipelago dell’Oceano Indiano non abbia ancora registrato alcun caso, il presidente Azali Assoumani ha imposto il coprifuoco notturno per evitare che la gente crei assembramenti e favorisca il contagio. Le autorità hanno vietato anche le celebrazioni religiose. Le disposizioni non sono però state seguite, da qui il duro intervento delle forze dell’ordine.

Durante il mese sacro del Ramadan, i musulmani si astengono dal mangiare, bere, fumare e compiere atti sessuali dall’alba al tramonto e di solito si radunano al tramonto per interrompere il digiuno e pregare.

 

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