«Ciclone Idai, sesso in cambio di aiuti»

di Enrico Casale
ciclone idai

Come sono stati portati gli aiuti umanitari nel Mozambico distrutto dal ciclone Idai? È la  domanda che sorge spontanea dopo le rivelazioni di Human Rights Watch, che accusa i funzionari locali di costringere le persone a rapporti sessuali in cambio di cibo. Gli eventi si sarebbero verificati a marzo dopo che l’uragano ha sconvolto il distretto di Nhamatanda, a Tica e Mbimbir, aree isolate e disabitate.

Per inserire i nomi nelle liste della distribuzione di riso e fagioli, funzionari locali e politici, secondo le testimonianze raccolte da Human Rights Watch, avrebbero richiesto denaro. Le persone più povere sarebbero state costrette a rapporti sessuali. L’ong ha raccolto diverse testimonianze di vittime e volontari.

Questo problema è collegato alle «condizioni del posto», spiega un operatore umanitario: nelle località isolate, il cibo è distribuito in elicottero e ci sono poche ong a occuparsi della distribuzione. Spesso sono le stesse comunità locali a subentrare, e questo può portare «a derive».

Le Nazioni Unite hanno annunciato l’apertura di un’indagine. «Sarà applicata la tolleranza zero e gli autori dei reati saranno perseguiti», afferma Sebastian Stampa, direttore dell’Ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite in Mozambico (Ocha).

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