Ciad, una transizione che sa di continuità

di Celine Camoin
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Di Céline Camoin

Fu un vero shock che segnò la rottura di un equilibrio stabilito, e per qualcuno l’auspicio di una svolta nel regime ultradecennale, la morte, inaspettata e brutale, del presidente ciadiano Idriss Deby Itno il 20 aprile 2021. Un anno dopo, i tentativi di progressi verso la democrazia appaiono ad alcuni soprattutto fumo negli occhi. È perlomeno quello che ritengono i relatori del webinar intitolato “Ciad, repressione ereditaria: quando arriverà la democrazia?” organizzato giovedì scorso dal movimento Tournons la page (Tlp, un movimento internazionale per l’alternanza democratica), dall’antenna locale Tlp Ciad e dall’ong francese Agir ensemble pour les droits humains.

Alla morte di Deby, ufficialmente da ferite procuratesi sul fronte mentre si combatteva l’incurzione dei ribelli del Fact, si è subito insediato alla guida del Ciad di un Consiglio militare di transizione (Cmt), tuttora in carica, capeggiato da uno dei figli del maresciallo, il 37enne Mahamat, detto Kaka.

“Vediamo segnali di buona volontà, la preparazione di un dialogo inclusivo, la ricerca di un contatto con le varie regioni del Paese per raccogliere le rivendicazioni. Si vuole dimostrare un impegno a rispettare la transizione. Tuttavia, il sistema è rimasto lo stesso. Le sfide strutturali sono ancora qui, non si è assistito a una riforma delle forze armate, né della giustizia. L’economia è all’agonia e la sicurezza alimentare ben lungi dall’essere garantita”, ha sottolineato Cécile Petitdemange, ricercatrice universitaria in antropologia e scienze politiche, specialista del Ciad.

Più drastica, l’avvocata Delphine Djiraibe, nota attivista per i diritti umani, che denuncia il perdurare dello stesso sistema che regna in Ciad da quarant’anni – prima con Hissène Habré, poi con Idriss Deby Itno, e ora con il figlio – basato sulla paura, la repressione, la violenza, il dividere per regnare. “I partiti sono messi a tacere. Basta avere un’opinione diversa e vi trattano come nemici della nazione, non viviamo in sicurezza”, ha sostenuto, definendo il sistema in carica un vero e proprio regime golpista. Alla morte di Deby, infatti, non è stata rispettata la Costituzione che prevedeva l’insediamento alla presidenza ad interim del presidente dell’Assemblea nazionale, ma è stato nominato il Cmt, che ha sospeso la Costituzione e le istituzioni. “Quello a cui assistiamo è un teatrino per compiacere la comunità internazionale. Si dà la parvenza di un dialogo ma dall’interno – è convinta l’attivista – ci rendiamo conto che si tratta di un bluff”.  Ma i ciadiani non sono gli stessi di 10 o 20 anni fa: “già prima di questo colpo di Stato velato, la società civile si era fatta sentire per chiedere un’alternanza. Il cambiamento arriverà prima poi, quando potremo finalmente avere elezioni credibili, trasparenti e libere”, ritiene l’avvocata Djiraibe.

Lo strumento della mobilitazione dei cittadini è, secondo Jacques  Ngarassal Saham, coordinator di Tlp Ciad, l’unico valido strumento che devono usare i ciadiani per far sentire il proprio dissenso qualora si andasse – come sembrerebbe, secondo diversi analisti – verso un finto cambiamento che ha in realtà l’obiettivo di far perdurare il vecchio regime e i suoi metodi al potere. “Bisognerà avere il coraggio di dire di no alla proroga della transizione, che sembra si stia delineando. La popolazione deve rimanere in allerta e bloccare i pericoli sulla transizione”.

Nelle intenzioni del Cmt e delle istituzioni della transizione, ovvero un comitato per l’organizzazione di un dialogo nazionale inclusivo, un Consiglio nazionale che funge da parlamento, un esecutivo guidato dall’ultimo primo ministro di Deby padre, Albert Pahimi Padacké, inizierà il10 maggio il famoso grande dialogo nazionale inclusivo. Saranno fondamentali le conclusioni del pre-dialogo di Doha con i gruppi politico militari. Un pre-dialogo che, secondo Cécile Petitdemange, ha messo in luce “tutte le debolezze dei gruppi politico-militari, il loro non essere strutturati, la carenza di ideologia, il fatto di privilegiare le personalità anziché i movimenti, la forte personalizzazione del potere – caratteristica anche della leadership ciadiana – e che porta a un tentennamento delle trattative”.

Un rapporto di Tlp e Agir Ensemble ha calcolato che in reazione alle manifestazioni contrarie alla proroga al potere della dinastia Deby, è stata attuata una violenta repressione che ha provocato almeno 20 morti, 152 feriti e 849 arresti tra il 6 febbraio e l’11 ottobre 2021.

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