Centrafrica: Padre Arialdo, il suo sigaro e la sua missione

di Valentina Milani
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“Padre Arialdo è un missionario dalla scorza dura, mercoledì subito dopo l’incidente è stato ricoverato nel nostro dispensario di Niem, dove il chirurgo gli ha fasciato la spalla e un braccio, poi è andato a casa a fumarsi un sigaro toscano, il suo sistema per stemperare le situazioni difficili o fermarsi un attimo”: così alla Rivista Africa padre Piero Trameri, procuratore delle missioni della Congregazione dei Preti del Sacro Cuore di Gesù di Betharram, ha dato gli ultimi aggiornamenti sull’incidente che mercoledì 5 maggio in Centrafrica ha coinvolto l’auto sulla quale viaggiava padre Arialdo Urbani (classe 1939), saltata in aria dopo aver urtato una mina con la ruota posteriore; un’esplosione costata la vita a uno dei passeggeri dell’auto e probabilmente piazzata contro l’esercito dai ribelli del Movimento delle 3R, ora confluiti in una più ampia alleanza denominata Coalizione dei patrioti per il cambiamento (Cpc).

“L’incidente – prosegue Padre Trameri – è avvenuto a circa dieci chilometri da Niem, nel nord-ovest del Centrafrica, dove Arialdo si trova dal 1986 e dove è il parroco”. Parroco di un territorio grande quanto una provincia italiana e dove il missionario italiano ha lavorato molto per realizzare soprattutto scuole nei villaggi. “Una delle sue più grandi soddisfazioni – continua la fonte della Rivista Africa – è aver portato alla laurea diversi giovani locali, alcuni dei quali nel tempo hanno assunto posizioni di responsabilità: uno oggi è il direttore della Caritas della diocesi di Bouar, un altro è il responsabile informatico del parlamento a Bangui”. 

Cosa sia successo, secondo Padre Trameri, è ancora da chiarire ma è legato a recenti sviluppi sul campo: “Da una quindicina di giorni i mercenari russi della Wagner a sostegno dell’esercito hanno proseguito la loro avanzata in questa zona del Paese aprendo un presidio a Niem. Militari e mercenari si spostano lungo la pista, i ribelli si nascondono nella boscaglia ed escono fuori per taglieggiare la popolazione e tendere agguati: il fenomeno delle mine e degli ordigni esplosivi lungo la strada è quindi recente, è legato a questi sviluppi e ci costringe a rivedere le modalità con cui finora ci siamo spostati all’interno del territorio”. 

Prima di arrivare a Niem russi e forze armate centrafricane avevano preso il controllo della vicina cittadina di Bouar, adesso stanno utilizzando Niem come avamposto per spostarsi ancora più a nord. La loro avanzata però, come si evince anche dalle parole del missionario, non porta necessariamente alla fuga dei ribelli, che riescono a nascondersi lungo rotte meno battute e più sicure, da dove possono organizzare agguati e resistenza. I missionari di Betharram a Niem gestiscono tra le altre cose un piccolo ospedale che hanno creato, dove opera un chirurgo, lo stesso che si è preso cura di Padre Arialdo. 

(Gianfranco Belgrano)

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