Centrafrica – I vescovi: «Caschi blu poco efficienti»

di Enrico Casale
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Ci sono contingenti dei caschi blu della Missione Onu in Centrafrica (Minusca) che non fanno il loro dovere per proteggere i civili. È l’accusa lanciata dai vescovi centrafricani al termine della loro assemblea plenaria.

«Rendiamo omaggio a quei contingenti della Minusca che con professionalità assicurano la protezione dei civili – si legge nel messaggio inviato all’Agenzia Fides -. Tuttavia deploriamo la duplicità di alcuni contingenti che lasciano deteriorare la situazione sotto i loro occhi come se ne traessero profitto, in particolare i marocchini all’est, i pakistani a Batangafo e i mauritani ad Alindao. Un tale comportamento non fa che aggravare la situazione già critica del Paese».

I vescovi tracciano un quadro drammatico delle condizioni del Paese. «È triste constatare – scrivono – che al di là della capitale e di alcune città, lo Stato ha una presenza solo formale. I funzioni civili e militari, anche nelle zone dove non vi sono gruppi armati, sono privi di mezzi per operare e il loro numero è simbolico».

Vaste aree del Centrafrica sfuggono al controllo dello Stato e sono in mano a gruppi armati che “commettono ripetutamente violenze disumane e gravi violazioni dei diritti umani: racket, incendi di siti di sfollati, impedimenti alla libera circolazione, arresti arbitrari, sequestri, torture, esecuzioni sommarie».

I gruppi ribelli sono arrivati al punto di modificare la demografia di diverse località (Kouango, Ippy, Bokolobo, Mbres, Botto, Batangafo, Alindao, Nzacko, Bakouma, Zémio, Mboki, Obo). I Vescovi si chiedono il perché della concentrazione massiccia di gruppi armati nell’est del Paese e come mai alle popolazioni di alcune aree è stato imposto di firmare un documento secondo il quale rifiutano la presenza delle forze armate centrafricane. 

A questo si aggiunge la «porosità delle frontiere alla transumanza che accresce l’instabilità nelle zone sotto controllo dei gruppi armati». L’arrivo di pastori da oltre confine crea conflitti con gli agricoltori, mentre la porosità delle frontiere facilità il traffico d’armi e l’arrivo di mercenari, in particolare da Ciad, Sudan, Camerun, Niger e Uganda.

«Chiediamo ai governi di questi Paesi di dare prova d’umanità aiutando la Repubblica Centrafricana a uscire dall’anarchia per il bene di tutti. Infatti, un Paese destabilizzato è un problema internazionale», affermano i vescovi. La Chiesa, che ha visto diversi suoi pastori e fedeli venire uccisi, ribadisce il suo impegno per la pace e a continuare a portare la Luce di Cristo Salvatore del Mondo. «Cristo è venuto a liberare l’uomo non solo dai suoi peccati, ma anche dalla conseguenze del peccato che lo schiacciano. In quanto cristiani, Cristo ci esorta a partecipare alla sua missione di liberazione totale dell’uomo cominciando dai più poveri ed emarginati».

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