di Angelo Ferrari – Foto di Bruno Zanzottera e Marco Trovato
Il mondo dei Pigmei ĆØ in via di estinzione cosƬ come lāecosistema che ĆØ sempre stata la loro casa: la foresta. Ma ora c’ĆØ un nuovo problema a minacciare la loro sopravvivenza: le malattie della modernitĆ
Quello dei Pigmei ĆØ un mondo affascinante. Vivono di caccia e di pesca, sono nomadi raccoglitori. Vivono in foreste inestricabili, che incutono paura. Guaritori e indovini, hanno resistito a lungo alla contaminazione dellāuomo moderno. Hanno resistito anche alle malattie che i loro vicini dei villaggi hanno portato inconsapevolmente. Hanno sempre vissuto in un loro mondo. Contenti di esserci e di rimanere ancorati alle tradizioni ancestrali.
Ma la modernitĆ ĆØ arrivata, contamina, strappa le tradizioni. Piccoli, abbastanza brutti, sono trattati dalla gente dei villaggi come dei paria, buoni solo per essere sfruttati, trattati alla stregua di bestie da soma, senza nessun diritto e dignitĆ . Lāuomo bantu manifesta cosƬ la sua presunta superioritĆ . Il mondo dei Pigmei ĆØ in via di estinzione cosƬ come lāecosistema che ĆØ sempre stata la loro casa: la foresta. Viene sfruttata per ogni cosa. Ma ciò che assilla ora questo mondo, che per molti versi resta affascinante, sono le malattie.

Ai margini della foresta tropicale della Repubblica Centrafricana, il villaggio di Sakoungou, nella regione di Lobaye, ospita da nove mesi una clinica allestita da Senitizo, una piccola Ong americana specializzata nellāaccesso alle cure. Lontano dallāabbandonare i loro riti ancestrali, gli Aka, popolo nomade pigmeo delle foreste del sud-ovest della Repubblica Centrafricana e del nord della Repubblica democratica del Congo, sempre più spesso vanno alla clinica della Ong per curarsi gratuitamente, perchĆ© colpiti da virus o batteri arrivati da un mondo più moderno, che i loro anziani non conoscevano.
Nel tempo, infatti, alcuni aka si sono stabiliti nei villaggi o nelle cittĆ per sfuggire alla deforestazione e alle violenze delle milizie armate che in questo paese dettano ancora legge e dove i conflitti tra comunitĆ sono ancora allāordine del giorno.
A Sakaoungou, circa 200 chilometri a sud-ovest della capitale della Repubblica Centrafricana, Bangui, le capanne di fango essiccato si affiancano ai margini della foresta, alle semplici abitazioni fatte di fogliame, dalla forma paragonabile a quella degli igloo, dei pigmei che ancora sopravvivono alla modernitĆ . Una pista di terra rossa entra, quasi di prepotenza nella foresta pluviale, quasi a rappresentare la stessa prepotenza degli abitanti dei villaggi nei confronti della popolazione Aka, sempre più vessata, discriminata e disprezzata in tutto il paese. Proprio vicino al centro sanitario della Ong americana campeggia un cartello, la frase ĆØ eloquente: āVillaggio pigmeo, proteggiamo le nostre minoranzeā.

Secondo lāUnesco, gli Aka ā detti anche Bayaka ā sono considerati i primissimi abitanti della Repubblica Centrafricana e, nonostante la loro ancestrale tradizione, sono sfruttati dalle altre comunitĆ del paese, che si ritengono più āmoderne e superioriā. Ormai nessuno apprezza le loro tradizioni, sono piuttosto dei paria da sfruttare e, anchāessi, sono diventati, con il tempo, dipendenti dalle esigenze dei loro sfruttatori. I pigmei sono i più poveri tra i poveri del secondo paese meno sviluppato al mondo, secondo le stime dellāOnu.
Un paese in guerra civile da almeno otto anni e che dipende quasi esclusivamente dagli aiuti umanitari internazionali per nutrire e prendersi cura dei suoi quasi 5 milioni di abitanti. Eppure, lāUnesco ha classificato le canzoni polifoniche dei pigmei come Patrimonio Mondiale dellāUmanitĆ nel 2003. Canzoni polifoniche legate alla nascita, alla vita quotidiana, alla morte e alla caccia, tutto ciò, insomma, che appartiene alla loro tradizione ancestrale.
āLa discriminazione contro i pigmei ĆØ ovunque in Centrafricaā, osserva Alain Epelpoin, antropologo del Centro nazionale per la ricerca scientifica (Cnrs) in Francia. āSalari bassi, duro lavoro. Vittime di umiliazioni, considerati come servi della gleba dal resto della popolazioneā. Sono diventati schiavi e spesso ĆØ bastato poco per soggiogarli: una bottiglia di gin, di cui vanno matti, e qualche sigaretta. Per queste poche e misere cose i villageois li mandano in foresta, che temono e di cui hanno paura, a cacciare per loro. Tutto ciò minaccia la loro stessa esistenza, si stanno incamminando, senza volerlo, verso lāestinzione cosƬ come i loro ecosistemi forestali.

Anche per questo, ormai, per la modernizzazione che incalza, sono costretti a recarsi al centro medico. Juliette, decano degli Aka di Sakoungou, per risolvere i suoi problemi di salute non può far altro che recarsi al centro medico. Non aveva mai fatto ricorso alla medicina moderna prima che la Ong Senitizo aprisse il suo ambulatorio.
āGli Aka hanno molti più problemi di salute degli altri e la loro aspettativa di vita raramente supera i 40 anniā, spiega alla France Presse, Jacques BĆ©bĆ©, medico del centro. āConsumano acqua imbevibile o addirittura stagnante, non hanno un riparo degno, nĆ© lenzuola nĆ© zanzariere. Lāacceso ai farmaci ĆØ limitato e si curano in modo tradizionaleā. Se un tempo molto lontano questa pratica era sufficiente, ora con la contaminazione e il contatto con le altre popolazioni, portatrici di malattie sconosciute ai pigmei, non ĆØ più possibile.
Sono molti, infatti, coloro che si recano al centro medico, anche se āresistonoā nel non voler abbandonare le loro tradizioni. Continuano a battere la foresta alla ricerca di quelle piante che possono essere utili per curare il mal di testa e il mal di schiena, non rinunciano alla loro indole di raccoglitori. Juliette continua a vivere nella sua casa fatta di foglie essiccate. Vicino alla capanna lāacqua bolle sul fuoco, come sempre e come tutti i giorni. Una donna della sua famiglia ĆØ intenta a preparare un decotto di piante: āĆ molto efficace per la pancia, qui tutti conoscono i rimedi della forestaā, dice con orgoglio Juliette. Ma, a volte, lāorgoglio viene messo da parte e quando ācāĆØ un centro sanitario nelle vicinanze degli insediamenti pigmei, dove non si sentono discriminati, i pigmei ci vannoā, spiega Ebelpoin.

Gaspard, un uomo sulla quarantina, mentre attende il suo turno nella sala dāattesa del centro medico, spiega che la vita ānella foresta ĆØ molto dura, quindi vado al villaggio, di tanto in tanto. Per vivere raccolgo bruchi, un piatto molto apprezzato e ricercato, ma sono un coltivatore di manioca e banane, cacciatore e pescatoreā. Questāuomo, vestito di stracci non ha nulla contro la modernizzazione, āma temo che un giorno le nostre tradizioni scomparirannoā.
(AGI)



