Calcio | Tas, il miracolo di Casablanca

di Enrico Casale
tas casablanca

Solo un anno e mezzo fa giocava in terza divisione e oggi, dopo essere stata promossa in B, si ritrova a festeggiare la vittoria della Coupe du Trône, la coppa nazionale marocchina. È l’incredibile parabola del Tas, acronimo di Tihad Athletic Sport, la terza formazione più blasonata di Casablanca dopo i giganti Raja e Wydad.

I biancorossi, espressione calcistica dello storico quartiere di Hay Mohammadi, si sono resi protagonisti di una cavalcata straordinaria, anche perché partita da molto lontano: dopo aver superato il Chabab Al Massira nel turno preliminare, quando militavano ancora in terza serie, il Tas ha avuto ragione di Kawkab di Marrakech e Olympique Dcheira nel primo turno; quindi ha messo in riga il Ittihad Zemmouri Khémisset, prima di prendersi di prepotenza il prestigioso scalpo del Difaâ el Jadidi in una semifinale epica, decisa da un rigore trasformato da Acha sul gong dei tempi supplementari, proiettandosi così verso la finalissima di Oujda con l’Hassania d’Agadir.

Un’altra squadra di massima divisione, che partiva con i favori del pronostico, ma che ha finito per perdere 2-1, ritrovandosi spettatrice del primo, storico trionfo del Tas di Casablanca in Coppa del Trono. Non è, comunque, la prima volta nella storia di questa manifestazione che a trionfare è una formazione della serie cadetta. Prima del Tas questa impresa era riuscita ad altre formazioni: al Far di Rabat nel 1959, all’Olympique Casablanca nel 1983 e infine al Majd al Madina nel 2000.

Ma, a prescindere da ciò, questo successo ha un sapore speciale per il Tihad Athletic Sport, come testimonia anche l’euforia contagiosa delle gente di Hay Mohammadi, il sobborgo di Casablanca famoso per aver dato i natali a cantanti e artisti di spicco della scena marocchina come il celebre Nass El Ghiwan.

Qui, nel 1947, il Tas di Casablanca ha visto la luce su iniziativa di Larbi Zaouli, il mitologico fondatore del club a cui oggi è intitolato lo stadio di Hay Mohammadi. Una passione, quella di Larbi per la squadra, sopravvissuta alla sua morte e tramandata di generazione in generazione fino ad arrivare ai giorni nostri. Perché, per gli Zaouli, il Tas è sempre stato un affare di famiglia: per dire, fino al 2015, quando è deceduta dopo una lunga malattia, a presiedere il club biancorosso c’era Samira Zaouli, la figlia maggiore del presidentissimo, nonché una delle rare donne al vertice di una società calcistica non solo del panorama marocchino, ma dell’intero mondo arabo.

È stata lei, nei primi anni Duemila, a tirare fuori il club di Casablanca dalle sabbie mobili di una terribile crisi finanziaria, oltre a battersi con forza per lo sviluppo del calcio femminile, arrivando a diventare vice-presidente della prima commissione “Donna e Sport” del comitato olimpico nazionale: “Sono nata vicina alla bandierina del calcio d’angolo, tra gli applausi del pubblico“, amava dire di sé stessa.

Con la morte di Samira, però, sembra essere terminata anche la dinastia degli Zaouli. Nonostante la sorella minore Zineb ha successivamente ricoperto diversi ruoli nell’organigramma della sezione femminile, infatti, oggi non c’è nessun membro della famiglia fondatrice al timone del club. Da un po’ di tempo il nuovo presidente è Abderrazak Manfalouti, ma è impossibile che da lassù questo trionfo non abbia strappato un sorriso anche a Larbi e Samira Zaouli, le due anime storiche del Tas Casablanca.
Vincenzo Lacerenza
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