Burundi | «Regolare l’elezione di Ndayishimiye»

di Enrico Casale
Evariste Ndayishimiye
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In Burundi, la Corte costituzionale ha dichiarato che le elezioni presidenziali del 20 maggio sono state «impeccabili» e ha confermato la vittoria del candidato del partito al potere (Cndd-Fdd), il generale Evariste Ndayishimiye, sul leader dell’opposizione Agathon Rwasa e altri cinque candidati minori. I magistrati hanno quindi respinto il ricorso presentato proprio da Rwasa che aveva accusato le autorità di aver favorito brogli e irregolarità.

Il presidente Pierre Nkurunziza resterà così in carica fino ad agosto, quando il presidente eletto Ndayishimiye entrerà in funzione e inizierà il suo mandato di sette anni.

La commissione elettorale del Burundi ha dichiarato che Ndayishimiye ha vinto le elezioni con il 69% dei voti mentre Rwasa ha raccolto il 24% dei voti.

Il voto è stato preceduto da violenze politiche, tra cui l’arresto, la tortura e l’omicidio di attivisti dell’opposizione. Rwasa, il candidato per il partito Cnl, ha presentato ricorso a fine maggio. Ha affermato di avere prove che molte persone hanno votato usando identità degli elettori morti. Ha citato l’uso di un registro elettorale che non è mai stato pubblicato dall’organo elettorale.

«Nessuna irregolarità che potesse mettere in discussione i risultati delle urne è stata rilevata a livello di votazione, di conteggio o durante la determinazione dei risultati di votazione», ha affermato la Corte. Il tribunale, la più alta istanza del Burundi, è lo stesso che, nel 2015, ha  stabilito che Nkurunziza poteva candidarsi per un terzo mandato. Nkurunziza aveva vinto quelle elezioni boicottate dall’opposizione.

Quell’elezione ha suscitato violente proteste, spingendo centinaia di migliaia di burundesi a cercare rifugio in esilio. Le Nazioni Unite hanno documentato centinaia di omicidi e di torture. Il governo ha però sempre negato le accuse di violazione dei diritti umani.

 

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