Bouteflika se ne va. E adesso?

di Enrico Casale
Abdelaziz Bouteflika

Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika si è dimesso. Lo riportano media algerini tra cui il sito Tsa citando l’agenzia ufficiale Aps. «Il presidente della Repubblica, Abdelaziz Bouteflika, ha notificato ufficialmente al presidente del consiglio costituzionale la propria decisione di mettere fine al suo mandato», secondo «quanto si è appreso martedì presso la presidenza della Repubblica», scrive il sito dell’agenzia Aps.

Si chiude così una lunga pagina della storia algerina. Era il 1999 quando Bouteflika preendeva il potere. Erano anni difficili caratterizzati dalle violenze dei fondamentalisti islamici. Dall’instabilità economica. Dall’insicurezza. Il presidente, a capo di un solido blocco di potere, che aveva e ha come pilastri le forze armate e il Fronte di liberazione nazionale, è riuscito a riportare la nazione nordafricana sulla via di una stabilizzazione. Stabilizzazione che, però, si è lentamente trasformata in una sorta di ingessatura. Le istituzioni sono state occupate da militari e sodali del regime che hanno sfruttato al massimo e a proprio vantaggio le grandi risorse del Paese (in particolare gli idrocarburi). Neanche l’ondata delle rivolte arabe è riuscita a scalfire il sistema.

La protesta però è scoppiata quando Bouteflika ha annunciato, nonostante da tempo fosse malato e di fatto incapace a governare, la sua ricandidatura per un quinto mandato. La misura era colma. Gli algerini sono scesi in strada e, per sei settimane, hanno protestato in modo sempre più massiccio contro la ricandidatura. La pressione della piazza ha convinto i militari a togliere il sostegno all’anziano (82 anni) presidente. La prima crepa è stata la dichiarazione del generale Ahmed Gaid Salah, ex alleato del presidente, che ha chiesto che il capo dello Stato fosse rimosso perché inabile. Da lì è seguito l’annuncio delle possibili dimissioni entro il 28 aprile e poi le dimissioni definitive di ieri sera.

Si apre ora una fase delicata di transizione. La parola passa agli algerini. Senza però dimenticare che potenze straniere, come la Francia e l’Arabia Saudita, non saranno spettatrici, ma vorranno giocare un ruolo attivo nella crisi.

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