Angola, scrigno segreto

di Valentina Milani
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Per trent’anni, a causa della guerra civile, è rimasta pressoché isolata. E malgrado la pace sia stata raggiunta nel 2002, gli investimenti nel settore turistico hanno a lungo latitato, complici i costi esorbitanti, le difficoltà logistiche e una burocrazia esasperante. Solo oggi l’Angola, nazione in grande fermento, ricca di diamanti e petrolio, abitata da popoli fieri e ospitali, sta timidamente aprendo le sue porte ai viaggiatori.

Il complesso iter per ottenere il visto turistico è stato da poco semplificato (ora bisogna registrarsi sul sito smevisa.gov.ao) e in attesa che i tour operator decidano di scommettere su questa nuova destinazione, la collana Bradt Travel Guides gioca d’anticipo sfornando la guida Angola (in inglese, 22 € – bradtguides.com) che invita a rompere gli indugi e partire con lo spirito dell’esploratore alla scoperta di una terra ricca di sorprese.

La capitale Luanda accoglie i visitatori con un lungomare scintillante (Marginal), realizzato ex novo, che abbraccia la grande baia e cela alle sue spalle il centro storico della Baixa, con vicoli e negozi di grande fascino, risalenti all’epoca coloniale portoghese e sopravvissuti agli stravolgimenti del tempo. La Fortaleza de São Miguel offre viste panoramiche sulla città, dove è anche possibile passeggiare tra i cannoni arrugginiti ancora sparsi per il forte.

La lingua di sabbia che si allunga nell’oceano, la Ilha, pullula di giovani in costume e barbecue che sfrigolano gamberetti e aragoste, mentre la penisola di Mussulo si anima soprattutto la sera, quando in locali esclusivi si balla la kizomba, la danza più sexy del mondo. Chi dispone di almeno due settimane può spingersi nelle regioni più interne e visitare i tesori più nascosti: le meravigliose cascate di Kalandula (alte oltre cento metri), le mitiche impronte della regina Ginga fossilizzate nelle rocce del Pungo Andongo, la spettacolare scarpata di Chela, la provincia meridionale di Namibe, il sito Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco di M’banza Congo (con la prima chiesa dell’Africa centrale, fondata dai portoghesi nel Seicento), senza dimenticare gli oltre 1500 chilometri di costa sabbiosa, ideali per il relax (Sangano) e il surf (Cabo Ledo).

(Marco Trovato)

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