Allarme malnutrizione e fame nelle aree rurali della Somalia

di Tommaso Meo

Quasi 5,5 milioni di persone in Somalia rischiano di soffrire la fame da qui a fine anno. La malnutrizione infantile ha intanto raggiunto livelli critici, aggravata da conflitti, crisi climatiche e dalla drastica riduzione degli aiuti umanitari. Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), le aree rurali concentrano il 62% dei casi di malnutrizione. Il contesto è reso ancora più complesso dall’insicurezza e dalla carenza di infrastrutture sanitarie, che ostacolano l’accesso alle cure.

La situazione è particolarmente grave nel Jubaland, nel sud del Paese. L’ospedale centrale di Kismayo ospita infatti un centro di stabilizzazione sostenuto dal Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr). La struttura offre cure d’urgenza ai bambini colpiti da malnutrizione acuta, spesso accompagnata da altre patologie. In un reportage di Radio France Internationale (Rfi), il medico Abdulkarim Khayie ha descritto le condizioni di quattro piccoli pazienti ricoverati in terapia intensiva. I bambini hanno un’età compresa tra 12 e 14 mesi e pesano meno di 5 chilogrammi. I piccoli presentano complicazioni come disidratazione e polmonite, che richiedono interventi immediati: dalla somministrazione di ossigeno fino a integratori alimentari e antibiotici. Secondo il medico, una delle pazienti, arrivata da una zona rurale a ovest di Kismayo, avrebbe rischiato la vita nel giro di pochi giorni senza assistenza sanitaria.

Nelle campagne, l’accesso agli ospedali è ostacolato dalla mancanza di trasporti e strutture mediche, ma anche dal controllo esercitato da Al-Shabaab. Il gruppo jihadista limita gli spostamenti della popolazione nelle aree sotto la propria influenza, impedendo in alcuni casi alle famiglie di raggiungere i centri sanitari.

Una madre intervistata da Rfi, che ha chiesto l’anonimato, ha raccontato di aver camminato tre giorni prima di trovare un mezzo di trasporto per portare la figlia in ospedale. I miliziani di Al-Shabaab le avevano impedito di lasciare il villaggio, indirizzandola verso una farmacia locale priva di medicinali. La donna ha quindi deciso di fuggire attraverso la foresta per raggiungere un punto di assistenza.

A peggiorare la crisi alimentare contribuiscono i combattimenti nel Jubaland, dove le forze del governo federale stanno conducendo un’offensiva contro Al-Shabaab. Le operazioni militari e i bombardamenti compromettono le attività agricole, provocano nuovi sfollamenti e riducono ulteriormente le possibilità di sostentamento delle comunità rurali.

Adna, una donna di 60 anni proveniente dalla regione di Jamaame, ha raccontato a Rfi di essere stata costretta ad abbandonare il proprio villaggio a causa della fame e dei combattimenti. Rimasta sola dopo la partenza dei figli e impossibilitata a lavorare la terra, la donna dipendeva dall’aiuto dei vicini, i quali però non disponevano più di risorse sufficienti per le proprie famiglie.

Secondo le Nazioni Unite, nei prossimi mesi circa 433.000 bambini sotto i cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta grave, una condizione potenzialmente mortale in assenza di cure tempestive. La risposta umanitaria resta tuttavia fortemente limitata dalla scarsità di fondi: il piano di intervento delle Nazioni Unite per la Somalia relativo al 2026 ha raccolto soltanto il 15% delle risorse necessarie.

La combinazione di insicurezza, sfollamenti, crisi climatiche e riduzione degli aiuti rischia così di aggravare le condizioni di milioni di persone, dopo oltre tre decenni di conflitti e instabilità.

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