A Milano una bella mostra d’arte contemporanea…

di Marco Trovato
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Il sottotitolo (Contemporary Art of the Middle East and North Africa) può trarre in inganno. Perché, in verità, di Africa non ce n’è tanta nella mostra Una Tempesta dal Paradiso, inaugurata pochi giorni fa alla Galleria Arte Moderna di Milano. La poca presente però merita la visita. A partire da Untitled – Ghardaïa, l’installazione di couscous (sì, avete letto bene!) realizzata da Kader Attia. Non è la prima volta che l’artista franco-algerino usa la semola di grano duro nelle proprie creazioni.

Chi è stato l’anno scorso alla Biennale di Venezia ricorderà certamente l’opera d’arte sonora Narrative Vibrations, in cui il couscous danzava dentro appositi recipienti per effetto delle vibrazioni indotte dal canto. In questa occasione però non si tratta di un complemento ma del materiale principe con cui è stata ricostruita in scala la città berbera di Ghardaïa. Sulle pareti della stanza che accoglie la struttura, Attia ha affisso una copia del certificato Unesco che decreta l’inserimento della città tra i patrimoni dell’umanità e i ritratti di due archistar ante litteram: Le Courbusier e Fernand Pouillon. Si tratta di un omaggio polemico: entrambi hanno preso a prestito e rielaborato numerosi elementi dell’architettura mozabita (ossia della zona di Ghardaïa) senza dichiarare mai quale fosse la fonte della loro ispirazione.

Merita la visita il corrimano sospeso realizzato dall’egiziano Hassan Khan, Leone d’argento all’ultima Biennale. Riproduce quello posto all’esterno della sede centrale della Banca d’Egitto Misr, al Cairo: un simbolo di potere, correlato al denaro, funzionale alle ascese e alle discese, ma in questo caso disancorato dal terreno e agganciato in aria. Non per un’emulazione tardiva di Duchamp ma per dire, attraverso un oggetto, le ambiguità e le contraddizioni del presente. Interessanti e concettuali anche le opere di Susan Hefuna e Iman Issa, le due artiste di origine egiziana che completano il parterre nordafricano.

Interessante ed emozionante è comunque l’intero percorso espositivo elaborato dalla curatrice Sara Raza: scandito attraverso le opere di 13 artisti, in massima parte mediorientali, tocca temi forti come la guerra, le migrazioni, l’erosione delle città e lo fa da un punto di vista dolorosamente interno, spaziando tra i linguaggi artistici e la scelta dei mezzi espressivi. Una tempesta dal Paradiso costituisce l’ultimo appuntamento della Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative (MAP), che si è articolata in otto mostre internazionali, oltre 125 acquisizioni, borse di studio in curatela e un’ampia gamma di programmi destinati al pubblico. La Gam ospita l’ultima tappa di questo percorso. Fino al 17/06.

Info: www.gam-milano.com

(Stefania Ragusa)

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