Centrafrica – Ex capo Seleka proclama la secessione del Nord-Est

di Enrico Casale
Noureddine Adam

Solo una settimana fa, invitando le popolazioni locali a Ā«non cedere alla pauraĀ», l’attuale governo di transizione del Centrafrica l’aveva bollato come Ā«il nemico numero unoĀ» per i suoi proclami di voler bloccare le elezioni presidenziali e parlamentari del prossimo 27 dicembre. Ma Noureddine Adam, ex numero due della coalizione dei Seleka e ora a capo del Front patriotique pour la renaissance de la Centrafrique (Fprc), una fazione armata attiva nel Nord-Est, ĆØ andato oltre quelle minacce rendendo noto attraverso il suo portavoce Maouloud Moussa l’avvenuta nascita di una repubblica indipendente a Kaga Bandoro, quartiere generale delle sue forze.
Ā«La Repubblica di LogonĆØ ĆØ stata proclamata il 14 dicembre nella cittĆ  di Kaga-Bandoro. Quello che vogliamo ĆØ prima di tutto l’autonomia. Poi vedremo come muoverci verso l’indipendenzaĀ». Una dichiarazione in aperta sfida a Bangui (e che fa vagamente ricordare la dĆ©bĆ¢cle della capitale centrafricana nel 2013 ad opera dei Seleka) ma che ufficializza o cerca di istituzionalizzare una situazione di fatto e giĆ  nota.
Con un comunicato del 6 dicembre scorso il governo centrale di transizione accusa Noureddine Adam di voler creare un Ā«partizione illusoria della Repubblica CentrafricanaĀ» e di ritenerlo per questo il Ā«nemico pubblico numero uno dell’unitĆ , della pace e della riconciliazione nazionaleĀ».
Ā«PerchĆ© opponendosi allo svolgimento di tutte le elezioni referendarie, presidenziali e legislative nelle aree poste illegalmente sotto il suo controllo, aree che secondo lui farebbero parte della sua presunta nuova Repubblica denominata ā€œRepubblica di LogonĆØā€, Noureddine Adam pone un atto di guerraĀ».
Adam, giĆ  ex Ministro della Sicurezza sotto Michel Djotodia, ha riconquistato potere e territorio (vale a dire Kaga Bandoro, a circa 245 chilometri a nord di Bangui) dopo un anno passato in Kenya, Ciad e Sudan. Il suo ritorno ĆØ corrisposto con scontri tra i ribelli dell’Fprc e le forze Minusca e Sangaris.
Agitazioni chiaramente rivelatrici del tentativo da parte tanto delle fazioni della costellazione Seleka quanto delle milizie Anti-balaka di destabilizzare la transizione democratica del paese insabbiando o quanto meno ritardando ogni processo elettorale.
La dichiarazione di autonomia è stata immediatamente respinta dal governo in carica che attraverso il portavoce Dominique Panguindji ha fatto appello «alla comunità internazionale e alle forze internazionali presenti nella Repubblica Centrafricana a fare tutto il possibile per neutralizzare la capacità di fare del male di questi terroristi».
Mancano circa due settimane alle elezioni presidenziali e legislative, mentre domenica e lunedƬ scorsi si ĆØ svolto — tra scontri, seggi elettorali saccheggiati e intimidazioni da parte di diversi gruppi armati — il referendum costituzionale, tappa cruciale per l’avvio di un iter democratico dopo circa tre anni di caos politico-istituzionale. Stando a quanto riportato da un funzionario della Croce Rossa, 5 persone sono state uccise e altre 34 sono rimaste ferite durante gli scontri nella capitale Bangui.
Mentre lunedì, le strade di Bangui erano calme e pattugliate dai soldati della missione Onu Minusca. La costituzione proposta limita il potere del presidente e aumenta quello del parlamento, prevede la creazione di un senato e stabilisce inoltre un tribunale penale speciale per i reati gravi. Per una delle principali fazioni della coalizioni dei Seleka non ci sarebbero le condizioni per andare al voto: « La Repubblica Centrafricana non è pronta a organizzare elezioni inclusive, democratiche, credibili, sicure e trasparenti», sostengono in una dichiarazione di domenica chiedendo un nuovo governo di transizione e la cancellazione sia del referendum che delle elezioni ormai imminenti.
Secondo fonti Minusca, nonostante reiterate minacce e attacchi, il voto ha avuto luogo regolarmente nell’80% dei seggi elettorali a livello nazionale.
(16/12/2015 Fonte: Il Manifesto)

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