Dal 26 al 29 ottobre una serie di attacchi con droni attribuiti alle Forze di supporto rapido (Rsf) ha colpito numerose centrali e sottostazioni elettriche in Sudan, provocando interruzioni di corrente in vaste aree del Paese controllate dall’esercito. I bombardamenti hanno danneggiato trasformatori, impianti di trasmissione e infrastrutture petrolifere, dalla parte orientale del Sudan fino alla capitale Khartoum, secondo quanto riferito dalla società elettrica nazionale Sudan Electricity Holding Company e ricostruito dal sito specializzato Sudan War Monitor.
La prima ondata di attacchi ha interessato cinque sottostazioni negli Stati di Gezira, Gedaref, Sennar e Nilo Bianco. Secondo la società elettrica, i bombardamenti hanno causato gravi danni alle apparecchiature e un’interruzione completa della rete elettrica sudorientale, lasciando senza corrente numerose città e comunità rurali.
Il 27 ottobre un drone ha colpito la sottostazione di al-Markhiyat, a nordovest di Omdurman, causando un’estesa interruzione dell’elettricità nella capitale e in alcune aree dello Stato del Nilo. Il ministero sudanese dell’Energia e del Petrolio ha confermato i gravi danni all’impianto, uno dei principali nodi di distribuzione elettrica di Khartoum. L’attacco ha interessato quartieri nei quali parte della popolazione era tornata dopo la riconquista della capitale da parte dell’esercito nel 2025.
Il giorno successivo altri droni hanno preso di mira infrastrutture elettriche e depositi di carburante ad al-Managil, nello Stato di Gezira, provocando incendi e nuove interruzioni dell’energia. Attacchi sono stati segnalati anche a Haya, nello Stato del Mar Rosso, dove sarebbe stata danneggiata una stazione di pompaggio del carburante lungo un importante corridoio di trasporto verso Port Sudan.
Il 29 ottobre i bombardamenti hanno raggiunto la centrale termoelettrica di Um Dabaker, nei pressi di Rabak, nello Stato del Nilo Bianco. Secondo testimonianze raccolte dal Sudan Tribune, i droni hanno colpito le principali linee di alimentazione e la sala di controllo, mettendo fuori servizio l’impianto e interrompendo le forniture elettriche negli Stati del Nilo Bianco e del Kordofan Settentrionale.
Gli attacchi rischiano di aggravare ulteriormente le condizioni di vita della popolazione civile. Le interruzioni dell’elettricità compromettono il funzionamento delle stazioni di pompaggio dell’acqua, dei sistemi di irrigazione, degli ospedali e di altri servizi essenziali, già duramente colpiti dalla guerra.
L’organizzazione sudanese Emergency Lawyers ha denunciato che circa 13 impianti elettrici sono stati presi di mira nel corso di ottobre, attribuendo alle Rsf la responsabilità degli ultimi bombardamenti. Il gruppo ha avvertito che la distruzione delle infrastrutture civili aggrava le difficoltà di approvvigionamento di acqua, carburante e generi alimentari, chiedendo la cessazione degli attacchi, indagini sulle responsabilità e il rispetto del diritto internazionale umanitario.
Nonostante la perdita di gran parte dei territori precedentemente occupati nel Sudan centrale, le Rsf conservano la capacità di colpire obiettivi a centinaia di chilometri dalle proprie posizioni terrestri. Già nel 2025 attacchi con droni attribuiti alle Rsf avevano danneggiato infrastrutture elettriche e petrolifere vicino alla diga di Merowe, ad Atbara, Port Sudan e Omdurman. La nuova ondata di bombardamenti ha interessato anche impianti precedentemente colpiti, ostacolando gli sforzi delle autorità per ripristinare i servizi nelle zone riconquistate dall’esercito.



