Il Dossier Idos 2026 smentisce i riflessi dell’emergenza permanente: la popolazione immigrata invecchia, i nuovi nati calano, ma crescono la regolarità e la spinta all’autoimprenditorialità
di Mario Ghirardi
Per anni il dibattito pubblico italiano ha raccontato l’immigrazione africana attraverso la lente deformante dell’eccezionalità: sbarchi, emergenza perenne e precarietà senza fine. I dati del Dossier Statistico Immigrazione 2026 – presentato pochi giorni fa – certificano invece una rottura profonda con questa narrazione. La diaspora africana in Italia sta vivendo una fase di inedita maturazione e assestamento, specchio fedele delle stesse contraddizioni che attraversano la società italiana: crolla il tasso di natalità, aumenta l’età media e si consolidano i nuclei familiari. Non più solo braccia a basso costo in transito verso il Nord Europa, ma una presenza strutturale fatta di 137.000 imprese individuali, aule scolastiche vissute come spazio di cittadinanza de facto e oltre due miliardi di euro inviati ogni anno verso il continente d’origine. Una metamorfosi silenziosa che archivia la retorica del provvisorio e impone una lettura del tutto nuova.
Meno culle, più radicamento
Gli immigrati stranieri in Italia sono oggi circa 5.560.000, con un’incidenza sul totale della popolazione del 9,4%, in crescita rispetto alla percentuale dell’8,7% registrata nel 2022, quando erano 5.140.000. Le donne restano una componente pari a circa la metà del totale, con un decremento vicino al 2% nello stesso periodo. In diminuzione sono anche i nati stranieri in Italia nel 2025, scesi a meno di 47.800 rispetto ai 53.000 di quattro anni prima; parallelamente cala al 18,6% (dal 20,1% del 2022) la percentuale dei minori sul totale dei residenti stranieri.
In questo contesto, gli immigrati africani salgono in quattro anni dal 22,6% del totale al 23,3% attuale, con un trend praticamente sovrapponibile a quello di chi è giunto in Italia dai Paesi asiatici. La quota restante proviene per il 45,0% dall’Europa e per il 7,9% dalle Americhe.
La comunità africana più numerosa resta quella dei marocchini, con 412.000 individui, preceduta solo da un numero poco superiore di albanesi e da oltre un milione di rumeni. Dietro ai marocchini si collocano, nell’ordine, 311.000 cinesi e 287.000 ucraini.
Il record dei permessi di soggiorno
Particolarmente interessanti per comprendere le provenienze degli immigrati sono le analisi che riguardano i titolari di permessi di soggiorno: ammontano oggi a 4.030.000, in crescita di 300.000 unità rispetto al 2022, sebbene risultino al contempo in calo le acquisizioni di cittadinanza registrate nel 2025 (in totale 196.000, contro le 213.000 del 2022).
«Un numero straordinariamente elevato di permessi di soggiorno rilasciati per la prima volta durante il 2025 – commenta Luca Di Sciullo, presidente Idos – ha fatto lievitare in misura consistente quello dei non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia alla fine dello stesso anno, facendo segnare tanto nel primo caso (dati di flusso) quanto nel secondo (dati di stock) un picco di presenze regolari di cittadini stranieri non Ue nel Paese».
Entrando nel dettaglio, con 1.329.000 soggiornanti (33,0%), 1.238.000 (30,7%) e più di 1.012.000 (25,1%), rispettivamente Asia, Africa ed Europa non Ue guidano la graduatoria delle maggiori rappresentanze continentali tra i non comunitari regolarmente presenti in Italia, coprendone insieme ben 9 su 10 (88,8%).
L’Africa è rappresentata soprattutto dai cittadini dei Paesi mediterranei (754.290, pari al 18,7% di tutti i non comunitari) e dell’area occidentale (419.311, il 10,4%), i quali congiuntamente coprono il 94,8% della compagine continentale. Tutte le altre aree subcontinentali contano meno di 100.000 soggiornanti.
Geografie e modelli familiari
È ancora il Marocco a guidare la graduatoria dei principali Paesi d’origine dei cittadini non comunitari in Italia: è l’unico a contare, a fine 2025, più di 400.000 soggiornanti e a coprire un decimo del totale (408.315 presenze, pari al 10,1%). Seguono tre Paesi con oltre 300.000 presenze: l’Albania (vicina alle quote del Marocco con 390.200 soggiornanti, il 9,7% del totale), la Cina e l’Ucraina. Se a questi primi quattro (che insieme totalizzano oltre un terzo delle presenze non Ue: il 35,4%) si aggiungono, per completare la lista dei primi dieci, Bangladesh (l’unico a contare ancora oltre 200.000 presenze), Egitto (192.627, pari al 4,8%), India, Pakistan e, più distanziate, Filippine e Tunisia (127.756, il 3,2%), si arriva a coprire oltre i tre quinti di tutti i soggiornanti (61,6%).
Aggiungendo le successive cinque posizioni – Perù (121.947, 3,0%), Nigeria (119.872, 3,0%), Senegal (113.758, 2,8%), Sri Lanka (113.249, 2,8%) e infine la Moldova, prima nazionalità con meno di 100.000 presenze – si arriva a totalizzare i tre quarti di tutti i residenti non comunitari in Italia (75,3%).
L’incidenza maschile è marcata (oltre il 70%) tra bangladesi, pakistani, senegalesi ed egiziani. Molto più numerose (nove), in questo gruppo di testa, sono invece le collettività con una quota di persone coniugate superiore alla media: si va dal 54,3% degli srilankesi al 48,3% dei filippini, al 45,7% degli albanesi, al 44,9% degli indiani e al 41,2% dei marocchini, mentre valori più vicini alla media si rilevano tra senegalesi (38,0%), moldavi, tunisini e bangladesi (tutti e tre con pochi decimali sopra il 36%).
Lo stato civile – si legge nella ricerca – è connesso anche all’età media delle collettività, per le quali si possono rintracciare alcuni «modelli» tipici: marocchini e albanesi, primi in graduatoria, vantano un insediamento di lunga data e un più maturo iter di integrazione; contano al contempo più figli giovani (i minorenni incidono per il 21,0% in entrambi i casi) e più anziani (rispettivamente 8,7% e 13,0%), secondo un modello familiare più compiuto. Egiziani e tunisini registrano quote di minori più alte della media (23,9% e 20,7%), abbinate a una presenza consistente di giovani tra i 18 e i 29 anni (26,2% e 19,2%) in età da lavoro, a sostegno del percorso di inserimento secondo un «modello maghrebino». I nigeriani associano una quota record di bambini sotto i 15 anni (24,8%, un quarto dell’intera comunità) a un’alta presenza di adulti nel pieno dell’età lavorativa (il 41,9% ha tra i 30 e i 44 anni), a testimonianza di nuclei familiari costituiti di recente. I senegalesi sono invece ancora massicciamente rappresentati da adulti in età lavorativa (la fascia 18-64 anni copre il 79,0%), con quote relativamente basse di minorenni e anziani.
Scuola, rimesse e la spinta all’impresa
L’Africa pesa complessivamente per il 23,3% dei soggiornanti. Nell’ordine Marocco, Egitto, Nigeria e Tunisia esprimono le componenti africane più numerose in Italia, rappresentando rispettivamente il 7,7%, il 3,3%, il 2,5% e il 2,3% dei residenti stranieri per cittadinanza. Sul versante dell’istruzione, gli studenti marocchini costituiscono il 12,2% della popolazione scolastica straniera, seguiti da nigeriani e tunisini (entrambi al 2,8%): nel complesso, gli studenti di origine africana rappresentano il 28,3% del totale studentesco non italiano (pari a 265.000 iscritti, contro i 197.000 di origine asiatica).
Le rimesse economiche più elevate verso i Paesi d’origine sono inviate dai marocchini con 579 milioni di euro annui, seguiti dai senegalesi con 309 milioni e dai nigeriani con quasi 200 milioni. Nel suo insieme, il flusso destinato al continente africano supera i 2 miliardi di euro l’anno, cifra comunque inferiore alla metà di quanto inviato dalle comunità asiatiche.
Un altro dato significativo che emerge dalle rilevazioni Idos riguarda i titolari stranieri di imprese individuali, settore in cui i cittadini marocchini si attestano al vertice assoluto con quasi 54.400 attività registrate, precedendo persino rumeni e cinesi. L’Africa nel suo insieme ne conta quasi 137.000: tra queste figurano 20.000 ditte individuali intestate a egiziani, 16.000 a nigeriani, 14.500 a senegalesi e 12.000 a tunisini.



