L’austriaca Eva Gretzmacher e la svizzera Claudia Abbte erano state rapite separatamente ad Agadez nel 2025. Le due cooperanti sono arrivate a Bengasi, nella Libia orientale. La mediazione sarebbe stata condotta da Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar.
Dopo oltre un anno e mezzo di prigionia, Eva Gretzmacher e Claudia Abbt sono libere. L’operatrice umanitaria austriaca e la cooperante svizzera, rapite separatamente nel 2025 ad Agadez, nel nord del Niger, sono state trasferite a Bengasi, nella Libia orientale. La liberazione è stata confermata giovedì 22 ottobre dalle autorità austriache e svizzere.
Secondo l’agenzia nigerina Aïr Info, le due donne sono arrivate a Bengasi mercoledì 21 ottobre. Il trasferimento in Europa era previsto per il giorno successivo: un aereo sarebbe dovuto partire dalla città libica con una prima tappa a Vienna, dove Gretzmacher sarebbe stata affidata alle autorità austriache, per poi proseguire verso la Svizzera con Abbt.
Le circostanze della liberazione non sono state chiarite nei dettagli. Secondo ricostruzioni di stampa, un ruolo determinante nella mediazione sarebbe stato svolto da Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e comandante dell’Esercito nazionale libico. Il coinvolgimento della famiglia Haftar è stato riportato da diverse fonti, ma le modalità dell’operazione e gli eventuali accordi raggiunti con i rapitori non sono stati resi pubblici.
Gretzmacher era stata rapita nella sua abitazione ad Agadez l’11 gennaio 2025. Abbt era stata sequestrata nella stessa città nell’aprile successivo. Diverse fonti hanno attribuito i due rapimenti allo Stato Islamico nel Sahel (EIS), il gruppo jihadista attivo nell’area. Le due donne vivevano e lavoravano da anni ad Agadez, dove erano conosciute per il loro impegno umanitario e sociale.
La loro liberazione si inserisce in un contesto regionale segnato dall’espansione dei gruppi jihadisti e dalla crescente insicurezza nel Sahel, dove i sequestri di cittadini stranieri rappresentano anche uno strumento di pressione politica e una possibile fonte di finanziamento per le organizzazioni armate.
La Libia, divisa tra centri di potere rivali, continua intanto a essere un attore importante nelle dinamiche di sicurezza del Sahara e del Sahel. L’eventuale ruolo di Saddam Haftar nell’operazione potrebbe rafforzare la proiezione regionale del suo gruppo, ma, in assenza di dettagli ufficiali, resta prematuro trarre conclusioni sulle implicazioni politiche della mediazione.
Per le due donne e le loro famiglie, la notizia segna la fine di una lunga attesa. Restano invece da chiarire i dettagli dell’operazione che ha permesso di riportarle in libertà.



