I separtisti angolofoni del Camerun stanno impedendo la ripresa della scuola

di Tommaso Meo
Una scuola africana

La riapertura delle scuole nelle regioni anglofone del Camerun si sta svolgendo in un clima di forte insicurezza a causa delle minacce e degli attacchi delle milizie separatiste armate. L’inizio del nuovo anno scolastico 2026-2027 è stato contrassegnato dall’imposizione di giornate di blocco totale, le cosiddette “città morte”, promulgate dai gruppi separatisti per impedire la ripresa delle attività didattiche nelle regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest (Noso).

I gruppi armati che combattono per l’indipendenza del territorio autoproclamato dell’Ambazonia hanno intensificato le incursioni, minacciando sanzioni e violenze contro gli studenti, gli insegnanti e le famiglie che tentano di recarsi negli istituti scolastici. Nella città di Bamenda, capoluogo della regione del Nord-Ovest, si registrano da giorni sparatorie, saracinesche chiuse e strade deserte, una situazione di stallo che paralizza la vita quotidiana della popolazione locale. A Bamenda, lunedì, è stato attaccato un bar aperto, dove tre persone sono rimaste uccise sul colpo e una quarta, ferita, è morta ieri in ospedale.

Nonostante gli sforzi del governo centrale e le rassicurazioni sulle misure di sicurezza adottate dalle forze armate camerunesi per proteggere i plessi scolastici, la maggior parte delle scuole dell’area rimane deserta o chiusa, riportano alcuni media.

Il conflitto, iniziato nel 2017, continua a privare decine di migliaia di giovani dell’accesso all’istruzione, trasformando l’inizio di ogni anno scolastico in un momento di forte tensione e rischio per l’incolumità pubblica.

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