La Spagna apre un’indagine sugli arrivi di migranti marocchini a Ceuta

di Tommaso Meo

A poche settimane da un’ondata di attraversamenti di massa dal Marocco all’enclave di Ceuta, le autorità giudiziarie spagnole hanno aperto un’indagine per accertare se l’operazione sia stata organizzata e diretta dal Marocco, nel sospetto di un possibile collegamento con un reato «che mina la sicurezza o l’indipendenza dello Stato».

Secondo l’agenzia di stampa Efe e il quotidiano El País, la tesi dell’Audiencia Nacional è che l’episodio sia stato un piano orchestrato con la partecipazione diretta o la connivenza delle forze di sicurezza del Marocco. María Tardón, la magistrata titolare dell’inchiesta, sostiene che i fatti di fine luglio non siano scaturiti da movimenti spontanei o isolati, bensì da un’operazione organizzata che ha sfruttato la migrazione come copertura.

Questa convinzione si basa un rapporto del Centro Nazionale (spagnolo) per l’Immigrazione e le Frontiere, che ha rilevato un aumento dei tentativi di ingresso a Ceuta nei giorni precedenti il ​​30 luglio e il ruolo centrale dei social media nella mobilitazione dei migranti. Secondo la sentenza, ondate di attraversamenti di diversa intensità hanno messo a dura prova il sistema di sorveglianza delle frontiere spagnolo, con conseguenti ripercussioni durature in termini di sicurezza, sanità, servizi sociali e difesa, nonché ripercussioni politiche e geopolitiche.

La giudice ha osservato che i migranti, tra cui anziani e famiglie con bambini e neonati, sono stati spinti verso il mare senza un’adeguata preparazione, vestiti con abiti inadatti e muniti di precari dispositivi di galleggiamento. L’ordinanza del tribunale stabilisce un nesso causale tra queste circostanze e la morte di 83 persone, finora accertate come annegate o decedute.

Sulla base di fotografie e video contenuti nel rapporto di sicurezza, María Tardón denuncia l’esistenza, dal territorio marocchino, di una «gestione facilitante dell’operazione». Secondo l’ordinanza, il comportamento di alcuni agenti delle forze di sicurezza marocchine sarebbe andato oltre la semplice tolleranza, includendo una «direzione attiva» verso i punti di attraversamento, nonché assistenza nel superamento degli ostacoli che conducevano alla spiaggia di Fnideq.

La magistrata distingue cinque livelli tra i presunti partecipanti all’operazione: coloro che sono entrati a Ceuta; coloro che li hanno mobilitati tramite i social media; gli organizzatori sul campo, tra cui agenti di polizia in uniforme e «motivatori informali»; e gli enti responsabili della pianificazione e del comando.

Secondo il sito marocchino Yabiladi, l’ordinanza della giudice indica che l’utilizzo dei flussi migratori potrebbe rientrare nella categoria della «guerra ibrida» o delle operazioni nella «zona grigia», finalizzate alla destabilizzazione dello Stato.

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