Rd Congo, a Kinsagani è stata avviata una vaccinazione dei sanitari per l’Ebola

di Tommaso Meo

Nella Repubblica Democratica del Congo, l’epidemia di Ebola causata dal ceppo Bundibugyo è diventata nelle scorse settimane la più grave mai registrata nel Paese e la seconda più letale a livello mondiale, e non accenna a fermarsi.

Secondo l’ultimo bollettino dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), aggiornato al 26 agosto, ma diffuso nel fine settimana, i casi confermati hanno raggiunto quota 5.794, con 2.786 decessi (tasso di letalità del 48,1%) in 60 zone sanitarie di sei province: Bas-Uélé, Haut-Uélé, Ituri, Kivu del Nord, Kivu del Sud e Tshopo. Attualmente 843 pazienti risultano ricoverati in isolamento, mentre 1.293 persone sono guarite. L’Ituri resta l’epicentro, con quasi 4.802 casi dall’inizio dell’epidemia, mentre nel Kivu del Nord si registra il tasso di letalità più alto (68%), per ragioni ancora al vaglio degli esperti.

Intanto, il 27 agosto le autorità sanitarie congolesi hanno avviato a Kisangani, nella provincia di Tshopo, una campagna di vaccinazione degli operatori sanitari in prima linea con il vaccino Ervebo, finora usato contro il ceppo Zaire di Ebola. L’Oms ha precisato che non è ancora noto se il vaccino offra protezione anche contro il ceppo Bundibugyo, motivo per cui l’uso su larga scala sarà affiancato da uno studio clinico randomizzato.

Parallelamente, in Ituri prosegue la sperimentazione clinica Partners, che ha finora arruolato oltre 250 pazienti per testare trattamenti specifici, per ora assenti.

Il Comitato di emergenza dell’Oms ha confermato lo status di emergenza sanitaria pubblica internazionale. Il 27 agosto si è inoltre concluso senza nuovi casi il periodo di sorveglianza rafforzata di 42 giorni in Francia e Uganda, dove erano stati registrati contagi di rientro dalla Rd Congo. Dei 76 sospetti monitorati dall’Oms in 23 Paesi da maggio, solo sei sono risultati collegati all’epidemia in corso.

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