Hacker diffondono online i dati di agenti di polizia e 007 marocchini dopo le tensioni a Ceuta

di Tommaso Meo
Jabaroot hacker

Un pesante attacco informatico sta scuotendo l’apparato di sicurezza del Marocco, dove il gruppo di hacker Jabaroot ha pubblicato in rete i presunti dati personali di circa 70.000 appartenenti alle forze di polizia e all’intelligence. Sul canale Telegram del collettivo è comparso nelle scorse ore un vasto archivio contenente quelli che sembrano essere i nomi, i numeri di identificazione e le date di nascita di dipendenti della Direzione generale della sicurezza nazionale (Dgsn) e della Direzione generale della sorveglianza del territorio (Dgst).

Il gruppo di hacker ha motivato l’attacco accusando i vertici degli apparati di sicurezza di Rabat di aver agevolato il passaggio di centinaia di migranti verso l’enclave spagnola di Ceuta alla fine di luglio, arrivando a chiedere apertamente le dimissioni del responsabile della polizia e del controspionaggio, Abdellatif Hammouchi. Per la testata francese, l’azione segue altre operazioni condotte nei mesi passati dallo stesso collettivo, già responsabile della divulgazione di documenti riservati e delle retribuzioni di alti funzionari del Regno. Secondo le autorità marocchine, Jabaroot agirebbe per conto dell’Algeria. Gli hacker hanno intanto minacciato ulteriori rivelazioni riguardo i presunti responsabili delle operazioni al confine spagnolo e al software di spionaggio Pegasus.

Al momento non sono giunte conferme o commenti ufficiali sull’autenticità dell’archivio da parte del ministero dell’Interno o dalle altre autorità di Rabat, mentre diversi osservatori locali raccomandano prudenza nell’attribuire la reale appartenenza di tutte le identità pubblicate.

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