Mali, condannati il giornalista Takiou e l’attivista “Ben le Cerveau”

di Tommaso Meo
Takiou e Ben le Cerveau

Cresce la pressione della giustizia maliana su giornalisti e voci critiche. A Bamako, le autorità giudiziarie hanno inflitto pesanti pene detentive a due figure molto note nel Paese: il giornalista Chahana Takiou e l’attivista Adama Diarra, conosciuto con lo pseudonimo di “Ben le Cerveau”.

Chahana Takiou, direttore del bisettimanale Le 22 septembre e presidente dell’associazione dei datori di lavoro della stampa, è stato condannato dall’Unità nazionale per i crimini informatici di Bamako a 12 mesi di reclusione (di cui sei da scontare obbligatoriamente in carcere) con l’accusa di «aver minato la credibilità dello Stato attraverso il sistema giudiziario».

La vicenda nasce da un discorso tenuto da Takiou al Forum panafricano dei media di inizio giugno a Bamako: in quell’occasione, il giornalista aveva denunciato l’uso politico delle norme sui reati informatici contro la stampa, ribadendo che i cronisti dovrebbero essere giudicati esclusivamente in base alla legge sulla stampa. Dopo che alcuni estratti del suo intervento sono circolati sui social network, Takiou è stato fermato l’8 giugno.

Nonostante la difesa avesse chiesto l’assoluzione per assenza di prove e avesse sollecitato la scarcerazione provvisoria per consentirgli di curarsi in Marocco a seguito di un intervento chirurgico, i giudici hanno accolto le richieste dell’accusa. La sentenza ha suscitato forte preoccupazione tra le organizzazioni per la libertà di stampa, che chiedevano l’archiviazione del caso trattandosi di opinioni espresse nell’ambito del libero dibattito pubblico.

In parallelo, la Camera penale della Corte d’appello di Bamako ha condannato a cinque anni di carcere (di cui quattro in custodia cautelare) l’attivista Adama Diarra, accusato di minacce e insulti diffusi via internet. La pena inflitta è comunque inferiore ai dieci anni inizialmente richiesti dal Procuratore generale. Il caso a suo carico si fondava sulla diffusione di una registrazione audio di una conversazione privata. Sebbene Diarra abbia riconosciuto la propria voce, la difesa ha contestato l’integrità tecnica dell’audio e le modalità con cui è stato ottenuto.

Leader del movimento Yèrèwolo-Debout sur les remparts ed ex membro del Consiglio nazionale di transizione dopo il colpo di Stato del 2020, Diarra è stato a lungo un convinto sostenitore delle autorità militari, promuovendo la sovranità nazionale e il riavvicinamento alla Russia. I suoi rapporti con il governo si sono però incrinati quando ha iniziato a chiedere pubblicamente il rispetto delle scadenze per il ripristino dell’ordine costituzionale e della democrazia. Diarra era già stato arrestato nel settembre 2023 per accuse analoghe.

In Mali una legge del 2019 sui crimini informatici viene sempre più spesso impiegata come strumento penale per arginare le critiche all’operato della giunta e del sistema giudiziario, colpendo tanto l’informazione indipendente quanto i dissidenti politici.

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