Il Corridoio verde della Rd Congo minacciato da petrolio e miniere

di claudia

L’organizzazione ambientalista Greenpeace Africa ha chiesto al governo della Repubblica democratica del Congo l’adozione immediata di una moratoria sulle nuove attività estrattive all’interno del Corridoio verde Kivu-Kinshasa. La richiesta è contenuta in un rapporto pubblicato ieri a Kinshasa, nel quale l’ong denuncia una profonda contraddizione tra la tutela ambientale e l’espansione industriale nell’area.

Istituito nel gennaio 2025 su una superficie di oltre 544.000 chilometri quadrati per proteggere la biodiversità e i mezzi di sussistenza locali, il corridoio verde – si legge nel rapporto realizzato da Greenpeace Africa – risulta sovrapposto per il 72% a blocchi petroliferi e per il 23% a concessioni minerarie, per un estensione totale pari a 12,3 milioni di ettari. Secondo l’analisi spaziale diffusa dall’organizzazione, le pressioni estrattive minacciano anche 6,5 milioni di ettari di torbiere ricche di carbonio e coinvolgono il 63% delle foreste comunitarie.

Il responsabile della campagna foreste di Greenpeace Africa, Bonaventure Bondo, ha affermato che l’ambizione del Paese di diventare un modello di conservazione non può essere credibile se proseguono i progetti idrocarburici e minerari nel cuore della riserva. L’associazione ha invitato quindi le autorità di Kinshasa a dichiarare la zona preclusa a nuove concessioni e a garantire il consenso libero, previo e informato delle popolazioni indigene.

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