Le autorità burkinabé hanno dichiarato due funzionari della delegazione dell’Unione europea (Ue) a Ouagadougou «persone non grate» concedendo loro tre giorni di tempo per lasciare il territorio nazionale.
Il provvedimento del governo, prende di mira Robert Adam, il vice capo della delegazione dell’Ue in Burkina Faso, che è anche a capo della sezione politica, stampa e informazione, e Marc Duponcel, responsabile del programma europeo nel Paese. Secondo l’Aib, l’agenzia stampa nazionale burkinabé, i due funzionari hanno 72 ore di tempo per lasciare il Burkina Faso. Le autorità non hanno ancora spiegato ufficialmente questa decisione.
L’espulsione arriva però in un momento di tese relazioni diplomatiche tra Ouagadougou e Bruxelles: il 22 giugno, il ministro degli Affari Esteri del Burkina Faso, Karamoko Jean-Marie Traoré, ha convocato il capo della delegazione dell’Unione europea in Burkina Faso, Daniel Aristi Gaztelumendi, per protestare contro una risoluzione del Parlamento europeo, definita «ostile» e un’«ingerenza negli affari interni del Paese». Il testo condannava la repressione delle libertà civili e dei diritti umani nello Stato saheliano.
Pochi giorni dopo, il 26 giugno, il Burkina Faso ha convocato anche l’ambasciatore dell’Ue criticando duramente le posizioni di alcuni parlamentari europei, e in particolare l’eurodeputato francese Christophe Gomart, che aveva denunciato la restrizione dello spazio civico nel Paese africano.
In una nota ufficiale di risposta, il presidente burkinbé Ibrahim Traoré, ha sostenuto che le accuse verso il suo governo sono basate su «informazioni errate» e su una mancanza di comprensione degli sforzi nella lotta contro l’insicurezza: «Il nostro Paese combatte da tempo contro l’insicurezza al fianco di Mali e Niger. Vedere un parlamentare presentare dati errati su un Paese che non ha mai visitato equivale a profanare la sacralità del Parlamento europeo con un discorso dalle sfumature neocoloniali».
Riferendosi alle origini della crisi del Sahel, Traoré ha anche suggerito che alcuni funzionari europei stessero ignorando le conseguenze dell’intervento della Nato in Libia sulla stabilità regionale.



