In tutto il Niger 40 persone sarebbero state arrestate in base alla recente legge che criminalizza l’omosessualità e 16 uomini, tra cui alti ufficiali dell’esercito, sono stati incarcerati, secondo i media locali.
Secondo quanto riferito anche dall’agenzia di stampa Reuters, che cita una fonte giudiziaria interna, tra le persone fermate ci sono funzionari di alto rango in forza alla dogana e alla polizia, oltre a diversi civili. La stessa fonte ha dichiarato alla testata che «l’operazione è in corso. Prenderà di mira alcune strutture in cui convivono persone dello stesso sesso» facendo esplicito riferimento alle caserme dell’esercito e ai campus universitari.
Una fonte che ha chiesto di rimanere anonima ha spiegato al quotidiano britannico Guardian che le organizzazioni che forniscono servizi per l’Hiv hanno dovuto interrompere la propria attività. Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini non hanno così più accesso ai preservativi, ai servizi di screening o alla PrEP (la terapia farmacologica di prevenzione dell’Hiv).
La nuova normativa stabilisce che le relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso siano punite con la reclusione da cinque a 20 anni, oltre a severe sanzioni economiche. Il codice prevede pene detentive anche chi partecipa, assiste o organizza un matrimonio gay.
La stretta istituzionale non risparmia l’associazionismo. Chi gestisce organizzazioni a tutela dei diritti della comunità Lgbtq+ rischia infatti di andare incontro a multe comprese tra 76.000 euro a 762.000 euro. Al momento un portavoce del governo locale non ha rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda.
In precedenza, l’ordinamento giuridico del Niger vietava i matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma non prevedeva sanzioni penali o pecuniarie per le relazioni private. Anche il Senegal e il Burkina Faso hanno approvato norme restrittive verso gli omosessuali negli ultimi mesi.



