È un sacerdote mozambicano, padre Novais, il principale sospettato di essere il mandante dell’omicidio di monsignor Osório Citora Afonso, vescovo della diocesi di Quelimane, avvenuto nel fine settimana. Secondo numerose testate locali, il sacerdote sarebbe stato arrestato e si troverebbe in custodia cautelare, mentre sono ancora in corso le indagini per determinare con precisione il suo eventuale coinvolgimento nel caso.
Fonti missionarie sul luogo raccontano ad Africa di un’uccisione avvenuta con modalità da spy story. Il sicario, ingaggiato da padre Novais, sarebbe arrivato da Maputo e si sarebbe nascosto per un paio di giorni all’interno della residenza del vescovo. Il padre avrebbe organizzato una festa venerdì sera e avrebbe messo qualche sostanza nelle bevande. Questo spiegherebbe come mai le guardie e gli altri residenti del complesso non si sono accorti di nulla. In questo modo, l’omicida avrebbe agito in tutta tranquillità.
L’atmosfera intorno a questo caso rimane di grande commozione e aspettativa, soprattutto nell’ambiente religioso e tra i fedeli, dal momento che coinvolge una figura ecclesiastica di spicco. La morte del vescovo Osório Afonso Citora ha causato profonda costernazione, suscitando reazioni di cordoglio, omaggi e richieste di giustizia da parte della comunità.
Intanto, tra sacerdoti, religiosi e laici, si fa strada un interrogativo: una recente riforma interna promossa dal vescovo potrebbe aver generato malcontento all’interno della stessa diocesi? Alcuni missionari riferiscono che pochi giorni prima della sua morte monsignor Afonso aveva annunciato profondi cambiamenti nell’organizzazione amministrativa e pastorale della diocesi di Quelimane. Le modifiche prevedevano una ridistribuzione delle responsabilità e nuove nomine all’interno della curia diocesana, decisioni che, secondo alcune fonti vicine alla Chiesa, avrebbero suscitato malumori in determinati settori interni.
Il vescovo aveva difeso il proprio progetto, ritenendolo necessario per rafforzare l’evangelizzazione, avvicinare le celebrazioni liturgiche ai fedeli e consolidare il senso di responsabilità tra sacerdoti, religiosi e laici. Nei suoi interventi pubblici aveva insistito sulla necessità di porre Cristo al centro della vita della Chiesa e aveva criticato quei comportamenti che, a suo giudizio, distoglievano l’attenzione dalla missione cristiana. «Questo è ciò che distrugge la Chiesa», aveva ammonito in uno dei suoi ultimi discorsi pubblici.
Dopo l’arresto di padre Novais si aspettano ora le conclusioni ufficiali dell’inchiesta per avere una versione più chiara dei fatti.



