Nel fine settimana il congresso del partito Pastef ha formalizzato la separazione politica tra Ousmane Sonko e il presidente del Senegal Bassirou Diomaye Faye. Con la rielezione di Sonko alla guida del movimento, si apre ora una fase di ridefinizione degli equilibri istituzionali in Senegal, in vista delle elezioni locali del 2027 e delle presidenziali del 2029.
Il disaccordo tra i due leader si era già manifestato nel luglio 2025, quando Sonko, allora primo ministro, aveva sollevato pubblicamente critiche sulla gestione dell’autorità nel Paese. Successivamente, il presidente Faye aveva espresso la necessità di ridurre la dipendenza del partito da un singolo leader. A dividere l’esecutivo sono state anche le divergenze sulla gestione economica: il capo dello Stato si è mostrato favorevole a un nuovo programma di prestiti con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), mentre Sonko sostiene un approccio prettamente sovranista.
La crisi ha portato al licenziamento di Sonko a maggio e alla formazione di un nuovo governo. Il Pastef ha scelto di non far parte di questo esecutivo, che quindi adesso è senza il sostegno ufficiale del partito che detiene la maggioranza nell’Assemblea nazionale. Sebbene il Parlamento abbia il potere di sfiduciare il governo, a partire da novembre il presidente Faye avrà la facoltà legale di sciogliere le Camere per cercare una nuova maggioranza.
Davanti ai sostenitori del Pastef, riuniti in uno stadio, Sonko ha però ridimensionato l’ipotesi di uno stallo istituzionale, parlando di una normale ripartizione dei poteri decisa dagli elettori. Ha inoltre invitato i militanti a evitare toni ostili nei confronti del capo dello Stato e dei membri del Pastef che hanno scelto, a titolo personale, di entrare nel nuovo esecutivo.
Il congresso ha delineato la linea ideologica futura del partito, incentrata su un «panafricanismo sovranista». Evidenziando il rischio che i programmi di cambiamento politico vengano rallentati o modificati da fattori interni ed esterni, Sonko ha confermato l’intenzione del Pastef di mantenere la propria identità programmatica e ha accennato alla propria candidatura per le prossime scadenze elettorali.



