Etiopia, alti funzionari sotto accusa per traffico carburante

di claudia
Carburante sold out

La procura federale etiope ha incriminato 13 persone, tra cui alti funzionari pubblici, con l’accusa di aver partecipato a un sistema illecito di deviazione di carburante che avrebbe contribuito alla recente carenza di combustibili nel Paese.

Secondo l’accusa, i sospetti avrebbero sottratto al controllo statale benzina e diesel bianco per un valore superiore a 70 milioni di birr (circa 560 mila euro), aggravando le difficoltà di approvvigionamento sul mercato interno. Come precisa l’agenzia di stampa Apa, tra gli incriminati figurano l’amministratore delegato dell’Enterprise etiope per l’approvvigionamento petrolifero (Epse), Esmealem Mihretu, il vice direttore del settore petrolifero dell’Autorità etiope per il petrolio e l’energia, Dibara Fufa, e il direttore generale dell’Epse, Shum-Alem Berhane, insieme ad altri funzionari e operatori privati.

La procura sostiene che le azioni contestate non abbiano provocato soltanto perdite economiche, ma abbiano inciso direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, contribuendo alle croniche carenze di carburante e alle lunghe code registrate presso le stazioni di servizio. Secondo gli investigatori, l’abuso di potere e la deviazione del carburante verso il mercato nero avrebbero destabilizzato un settore strategico dell’economia nazionale.

Nei diversi capi d’accusa, i magistrati contestano agli imputati di aver violato le direttive sulle licenze per il carburante e favorito l’acquisizione illegale di milioni di litri di diesel e benzina, in alcuni casi destinati a operatori minerari auriferi o sottratti alla catena nazionale di distribuzione dopo il caricamento a Gibuti. Le perdite complessive per lo Stato ammonterebbero a decine di milioni di birr. Secondo le prime indagini della polizia, la rete corruttiva avrebbe inoltre compromesso i sistemi digitali di controllo finanziario e di regolamentazione del settore energetico etiope.

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