Ruanda, morte sospetta per il cantante e oppositore Aimable Karasira

di Tommaso Meo
Aimable Karasira

Il cantante ruandese Aimable Karasira è morto mentre veniva rilasciato dal carcere di Kigali. La notizia è stata riferita dal Servizio penitenziario ruandese (Rcs), che ha dichiarato che l’uomo è deceduto all’ospedale di Nyarugenge a seguito di una presunta overdose di farmaci prescritti.

La portavoce del Rcs, Hillary Sengabo, ha successivamente dichiarato che Karasira soffriva di diabete, ipertensione e problemi di salute mentale, e che sarà eseguita un’autopsia. In un’intervista con l’emittente televisiva ruandese Tv One, la portavoce del Rcs ha detto che l’uomo è stato scortato fuori dal carcere tra le 14:00 e le 15:00 di mercoledì, quando ha assunto un’altra dose del suo farmaco. Secondo Sengabo, gli agenti penitenziari hanno poi confiscato i farmaci al detenuto, ma era troppo tardi. Tuttavia, alcuni critici del governo considerano la sua morte sospetta e hanno chiesto un’indagine indipendente.

Il quarantottenne era noto per i suoi video su YouTube, nei quali criticava il governo e il partito al potere, il Fronte Patriottico Ruandese (Fpr). Era stato arrestato nel 2021 e, lo scorso anno, condannato a cinque anni di reclusione per incitamento alla divisione. L’anno scorso l’Alta Corte lo aveva assolto dalle altre accuse a suo carico: incitamento al disordine pubblico, giustificazione del genocidio e negazionismo del genocidio.

«Dopo anni di persecuzioni e prigionia, le autorità annunciano la tua morte proprio quando avresti dovuto riacquistare la libertà» ha affermato Denise Zaneza, attivista ruandese per i diritti umani residente in Belgio. Nel suo post su X, chiede un’indagine indipendente e trasparente, data quella che definiva «la lunga storia di repressione del Ruanda, la mancanza di trasparenza, le morti sospette in detenzione e i maltrattamenti nei confronti di critici e dissidenti».

Zaneza ha anche ricordato Karasira per il suo coraggio nel «parlare di memoria, ingiustizia e del diritto di piangere tutte le vittime senza paura». Il cantante ha raccontato dell’uccisione di alcuni membri della sua famiglia da parte dei soldati dell’Rpf nel 1994; una storia che molti in Ruanda ritengono non debba essere ricordata perché scomada al governo di Paul Kagame. «Per aver parlato apertamente, sei stato imprigionato. Per aver condiviso la tua verità, sei stato messo a tacere» ha aggiunto Zaneza.

Nel 1994, gli estremisti di etnia Hutu presero di mira i membri della minoranza Tutsi e i loro alleati Hutu, uccidendo circa 800.000 persone in 100 giorni. Karasira, di etnia Tutsi, ha perso i genitori durante i massacri, ma ha incolpato i combattenti dell’Rpf, affermando che i ribelli li sospettavano di aver passato informazioni sulle loro attività. L’Rpf è stato fondato come gruppo ribelle da esuli tutsi, tra cui il presidente Paul Kagame, presidente del Ruanda dal 2000, per combattere il regime hutu responsabile del genocidio, che ha poi costretto a lasciare il potere.

Nel 2020, anche il cantante Kizito Mihigo è stato trovato morto nella sua cella di prigione. Come Karasira, era un sopravvissuto al genocidio ruandese del 1994 e un critico del partito al potere. Il governo afferma che si sia suicidato.

Nel 2021, in seguito all’arresto di Karasira e di altri come lui, Human Rights Watch ha chiesto alle autorità ruandesi di indagare sulle «morti e sparizioni sospette di critici, membri dell’opposizione, attori della società civile e giornalisti, e di perseguire i responsabili».

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