di Andrea Spinelli Barrile
Tra abusivismo edilizio, controlli carenti e lo sfruttamento selvaggio delle falde acquifere, la metropoli affronta una crisi di sicurezza senza precedenti
Intervenendo davanti a una commissione dell’Assemblea della contea di Nairobi, il parlamentare locale Joseph Ndungu ha lanciato l’allarme sull’aumento del numero di edifici con crepe nel quartiere centrale degli affari (Cbd) di Nairobi. Secondo Ndungu, i danni strutturali visibili in edifici commerciali molto frequentati potrebbero rappresentare un pericolo immediato per inquilini, commercianti e visitatori che affollano quotidianamente il centro città.
Nel suo discorso, il parlamentare ha segnalato uno specifico edificio all’incrocio tra le vie Mfangano e Sheffrow (o Shefrowe), dichiarando a una commissione urbanistica della contea che le crepe osservate sulla struttura sono troppo significative per essere ignorate o liquidate come normale usura. L’edificio in questione funge da hotel con diverse camere e ospita varie attività commerciali al piano terra; di recente, la struttura sembra aver subito un’evidente inclinazione.
I numeri di un’emergenza
La denuncia di Ndungu arriva in un momento in cui Nairobi continua a confrontarsi con una rapida crescita urbana e crescenti preoccupazioni circa l’efficacia dei meccanismi di approvazione edilizia, ispezione e controllo. Nell’aprile del 2023, l’Istituto degli Ingegneri del Kenya ha rivelato che il 75% degli edifici in tutto il Paese è strutturalmente pericoloso, mentre l’Autorità Nazionale per l’Edilizia (Nca) sostiene che il 58% degli stabili della città non sia abitabile.
Una lunga scia di crolli
A marzo, il governatore di Nairobi, Johnson Sakaja, ha annunciato nuove linee guida per l’edilizia in seguito al crollo di un edificio di 22 piani a Westlands, avvenuto pochi giorni prima. La direttiva impone ai professionisti coinvolti nella costruzione di notificare formalmente, sia al governo della contea che ai rispettivi enti di regolamentazione, l’eventuale sospensione dei lavori o l’allontanamento dal cantiere, oltre a firmare una dichiarazione di manleva impegnandosi a rispettare gli standard di qualità e sicurezza.
A dicembre 2025, la Nca aveva inviato un avviso ai residenti della zona di Westlands raccomandando di «rimanere vigili» in seguito alla comparsa di crepe visibili in un edificio di 13 piani lungo Peponi Road. Il grattacielo, ancora in costruzione, è tutt’oggi a rischio a causa di gravi cedimenti strutturali, ma solo nel 2025, tre edifici sono collassati improvvisamente a Nairobi, provocando morti e feriti. Il 2026 si è aperto sulla stessa falsariga: a gennaio un palazzo di 16 piani è crollato a South C, mentre l’11 febbraio un altro edificio in costruzione si è sgretolato nella notte, ferendo sei lavoratori.
Il rischio invisibile
Con la crescita della capitale, gli spazi verdi vengono sostituiti da cemento e asfalto, riducendo drasticamente la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana e ricaricare le falde, come evidenziato anche dalle recenti alluvioni che hanno colpito la città.
Alla fine di febbraio, Florence Jerotich Tanui, idrogeologa e responsabile del programma scientifico presso l’Ufficio Regionale dell’Unesco, ha lanciato però un nuovo allarme. Secondo l’esperta, i proprietari di immobili scavano pozzi privati per risolvere i cronici problemi idrici della capitale, ma così facendo potrebbero silenziosamente «svuotare il terreno» sotto i piedi della città. Questo fenomeno mina la tenuta degli edifici sovrastanti. Tanui chiede un cambiamento radicale nella gestione idrica, esortando i responsabili politici a garantire un sistema di approvvigionamento uniforme e regolamentato prima che Nairobi raggiunga un punto di collasso sotterraneo irreversibile.



