di Sante Grande
Continua il confronto tra Algeri e Roma per ridefinire la Zona economica esclusiva, in un equilibrio tra cooperazione bilaterale e tutela dei propri interessi nazionali. In un Mediterraneo sempre più segnato dalla competizione per risorse energetiche, sicurezza e transizione ecologica, la delimitazione degli spazi marittimi si conferma un dossier strategico e attuale, destinato a incidere sugli assetti geopolitici e sulle prospettive dell’intera regione
Nel 2018 l’Algeria, con il Décret Présidentiel n° 18-96 en 2018, ha tracciato unilateralmente i confini della propria Zona economica esclusiva, estendendo il proprio controllo su un’area marittima di circa 2,56 milioni di chilometri quadrati fino a 200 miglia nautiche dalla costa. Un perimetro che arriva a sfiorare, per circa 70 miglia, le acque territoriali italiane a sud-ovest della Sardegna. Il provvedimento ha ampliato quello del 1994 con il quale il Paese aveva istituito una zona riservata di pesca tra le 32 e le 52 miglia nautiche. All’interno di quest’area, l’Algeria esercita diritti sovrani sull’esplorazione e lo sfruttamento delle risorse naturali, biologiche e minerarie, oltre alle competenze in materia ambientale e scientifica.
Questo orientamento è stato valorizzato con la Stratégie Nationale pour l’Économie Bleue, attraverso la quale il governo di Algeri, con il sostegno dell’Unione europea, ha definito gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 per promuovere lo sviluppo del settore marittimo in linea con le esigenze di tutela dell’ambiente marino. Più precisamente, il piano mira a favorire una crescita economica capace di diversificare le entrate statali e ridurre la dipendenza del Paese dai combustibili fossili ed è strutturato su tre pilastri principali: riequilibrare le dinamiche socio-economiche interne in linea con le raccomandazioni del Piano Nazionale di Pianificazione Territoriale (Snat) 2030 e con l’obiettivo di diminuire il tasso di disoccupazione giovanile; sostenere un nuovo modello economico promosso dal governo, orientato alla diversificazione dell’economia e alla progressiva riduzione della dipendenza dalle entrate derivanti dal settore degli idrocarburi; e garantire il rispetto degli impegni regionali sulla protezione dell’ambiente marino dall’inquinamento e delle risorse marine, tra cui la Convenzione di Barcellona, la Gfcm e l’Iccat, nonché di quelli internazionali, in particolare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Per l’Italia, Paese con una lunga tradizione marittima e una forte dipendenza dal Mediterraneo per commercio, energia e sicurezza, la questione della Zee algerina si inserisce oggi in un quadro più ampio di gestione degli spazi marittimi tra le due sponde del Mediterraneo. La vicinanza tra i due Paesi implica che le rispettive zone economiche esclusive, in assenza di un comune accordo, possano potenzialmente sovrapporsi o comunque avvicinarsi, rendendo necessaria una delimitazione. Nel 2020 il ministro degli esteri algerino Boukadoum e il sottosegretario agli affari esteri e alla cooperazione internazionale Di Stefano hanno istituito una commissione tecnica per la delimitazione delle aree marittime dei due Paesi. Per l’Italia è una questione di interesse nazionale, infatti, durante i lavori del comitato interministeriale per le politiche del mare, il governo ha sottolineato l’importanza dei trattati e dei negoziati in corso con l’Algeria.
Nonostante la trattativa sia ancora in corso, l’Algeria nella pubblicazione mensile (settembre 2025) del ministero della difesa El-Djeich ha sottolineato che intende esercitare pieni diritti sulla zona economica esclusiva e considera la protezione della Zee una «sovereign duty of the highest order». L’espansione dei confini economici marittimi, uniti al peso strategico delle sue riserve di gas rispetto al fabbisogno energetico italiano, rafforza la posizione dell’Algeria nel rapporto bilaterale. Non si tratta necessariamente di una dinamica conflittuale, ma di una naturale ridefinizione degli equilibri tra due partner sempre più interdipendenti.
In questo contesto la Zee si configura quindi come un laboratorio geopolitico e diplomatico nel quale Algeria e Italia si confrontano nella definizione dei confini marittimi. Oggi l’ago della bilancia sembra spostarsi verso l’Algeria, forte delle proprie risorse e del contesto geopolitico. Tuttavia, la definizione dei confini difficilmente passerà per rotture: è più probabile che prevalga una soluzione pragmatica, capace di preservare gli equilibri esistenti e, allo stesso tempo, favorire forme condivise di sviluppo energetico e commerciale nello spazio marittimo conteso.



